ASP, INTRIGO NELLA SANITA’ MESSINESE
- Emilio Bertucci
- 16 gen
- Tempo di lettura: 1 min

Certificati contestati, presunte ritorsioni e denunce politiche. Il caso dell’anestesista messinese Mario Salvatore Macrì scuote l’Assemblea Regionale Siciliana e riaccende il dibattito sulla gestione della sanità pubblica in provincia.
Il medico è stato trasferito alcune settimane fa dalla città dello stretto a Milazzo con un provvedimento disciplinare. Secondo l’opposizione, e in particolare il deputato Ismaele La Vardera, si tratterebbe di una ritorsione per aver denunciato presunti favoritismi nelle assunzioni all’assessorato regionale alla Sanità. Accuse che l’Asp dello Stretto respinge con decisione. In commissione Salute, convocata su richiesta parlamentare, il manager dell’Asp Giuseppe Cuccì ha chiarito che il procedimento disciplinare è scattato l’8 novembre, quindi prima delle denunce politiche.
Alla base, una segnalazione dell’Asp. Macrì avrebbe usufruito per anni di un distacco sindacale ritenuto illegittimo da parte dell’azienda, lavorando solo due giorni a settimana.
Il distacco sarebbe stato ottenuto tramite un accordo firmato per conto di un sindacato autonomo, il Coas, una sigla che – è emerso – non avrebbe più una reale operatività da oltre 18 anni.
Documenti e certificazioni ora al vaglio degli uffici regionali e dell’assessorato alla Sanità. Un caso complesso che intreccia sanità, politica e diritti sindacali e che resta sotto osservazione, mentre proseguono verifiche e ispezioni.








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