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BARCELLONA, RIVOLTA IN CARCERE FERMATI TRE DETENUTI AL MADIA


Roberto Scrivo, 44 anni, originario di Reggio Calabria; Angelo Raffaele Cavallaro, 34 anni, di Lamezia Terme; e Giordano Mendolia, 25 anni, barcellonese. Sono loro i tre detenuti fermati all’interno del carcere di Barcellona Pozzo di Gotto in seguito alla rivolta consumatasi lo scorso 28 febbraio all’interno del Madia.


La tensione covava da giorni, segnalata con crescente preoccupazione anche dai sindacati della polizia penitenziaria che avevano chiesto un’ispezione urgente all’interno della casa circondariale per ripristinare lo stato di sicurezza degli agenti.


Un clima pesante, fatto di ripetuti episodi di aggressività, disordine ed esasperazione da parte dei detenuti. L’ennesimo caso di violenza che, nella notte tra sabato e domenica scorsi, è sfociato in una vera e propria rivolta interna. A far precipitare la situazione è stato quanto accaduto nel reparto numero otto, al piano terra dell’istituto. Roberto Scrivo, Angelo Raffaele Cavallaro e Giordano Mendolia, 25 anni, avrebbero approfittato dello spostamento di uno di loro verso l’infermeria per forzare l’uscita dalla cella e riversarsi nel corridoio. Da quel momento, secondo quanto ricostruito anche attraverso le immagini della videosorveglianza, la situazione è degenerata rapidamente. Due agenti penitenziari sarebbero stati colpiti con violenza alla testa e al volto, mentre anche due operatori sanitari avrebbero subito aggressioni nel tentativo di contenere l’escalation. Isolata l’area, i tre avrebbero continuato l’azione distruttiva all’interno del reparto. Dopo essersi impossessati di attrezzature presenti nel box degli agenti – tra cui caschi, scudi e bastoni – avrebbero preso di mira le telecamere, rendendo più difficili le operazioni di controllo.


Poi i danneggiamenti: computer distrutti, arredi colpiti, oggetti lanciati. Una sedia incendiata ha saturato l’ambiente di fumo, mentre l’uso di un estintore e di un idrante ha trasformato il corridoio in una distesa d’acqua.


Nel caos, anche un tentativo di sfondare la porta dell’ambulatorio, dove un infermiere si era rifugiato per mettersi al riparo. Per riportare la calma sono state necessarie diverse ore. L’intervento degli agenti ha consentito di bloccare i tre detenuti, poi trasferiti in celle separate.


I due poliziotti penitenziari rimasti coinvolti hanno riportato traumi non commotivi e lesioni a spalle e mani, con una prognosi di pochi giorni; contusioni lievi anche per il personale sanitario coinvolto. Nelle ore successive, i tre sono comparsi davanti al giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Caristia, che ha convalidato gli arresti. Per uno di loro, il 25enne Mendolia, è stata disposta una misura cautelare. Le accuse contestate sono pesanti: rivolta, lesioni aggravate e danneggiamento. Con l’episodio che riaccende ancora una volta i riflettori sulle pessime condizioni interne degli istituti penitenziari e sulle criticità già denunciate dagli operatori.


Tra sovraffollamento, carenza di personale, tensioni costanti e mancanza di sicurezza all’interno degli istituti. Nel silenzio delle istituzioni e nell’impossibilità di azione da parte dei garanti dei detenuti.

 
 
 

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