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EMERGENZA ABITATIVA, I NUMERI DELLA SICILIA TRA CARO AFFITTI E DIFFICOLTA’ DI ACCESSO


In Sicilia l’emergenza casa non è più solo una questione sociale, ma una vera e propria crisi strutturale. Secondo gli ultimi dati, nell’isola ci sarebbero tra le 400 e le 500 mila abitazioni non occupate, circa una su sei, mentre aumentano gli affitti e le richieste di sostegno da parte delle famiglie.


Proprio quello dei canoni locatori rappresenta uno dei nodi principali, con cifre che hanno subito un aumento tra il 15 e il 25% registrando picchi di gran lunga superiori nelle zone universitarie e turistiche.


A incidere sulla crisi è anche l’overtourism, ossia la crescita degli affitti brevi che sta sottraendo un numero crescente di immobili residenziali, riducendo di conseguenza l’offerta per i cittadini.


A denunciare questa crisi abitativa tramite un’analisi dettagliata è Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia che punta il dito contro il rinvio del Piano straordinario casa, contro quella che definisce una mancata assunzione di responsabilità politica sul tema a livello nazionale.


Il documento, infatti, sarebbe di fondamentale importanza per il recupero degli alloggi pubblici inutilizzati, per la costruzione di nuova edilizia residenziale e infine per la regolamentazione degli affitti brevi. Un sostegno concreto dunque, per aiutare le famiglie in difficoltà utilizzando in modo efficace le risorse disponibili, inclusi i fondi di coesione.


Secondo il sindacato nell’Isola il quadro è segnato da migliaia di famiglie in attesa di un alloggio pubblico e da un patrimonio di edilizia residenziale pubblica spesso degradato o inutilizzabile soprattutto sotto il profilo della sicurezza sismica, poiché realizzato in gran parte durante il boom edilizio, quando la normativa antisismica era insufficiente.


Il problema, ha sottolineato Pistorio nella sua indagine, non riguarda solo la Sicilia. A livello nazionale sono oltre 250 mila le famiglie in lista per una casa popolare, mentre circa un milione di under 40 non riesce ad acquistare un’abitazione. In Sicilia questi numeri pesano ancora di più a causa dei salari più bassi, precarietà diffusa e scarsa offerta pubblica che rendono l’accesso alla casa sempre più difficile, soprattutto per giovani, lavoratori e famiglie monoreddito.


Critiche arrivano anche sul Piano casa nazionale che prevede la ristrutturazione di circa 63mila alloggi pubblici con uno stanziamento di 970 milioni di euro, una cifra secondo il segretario della Fillea Cgil Sicilia del tutto insufficiente. Oggi, con i costi di costruzione che superano i 2.000 euro al metro quadro, è evidente che non si può affrontare una crisi di questa portata con meno di un miliardo.


Pistorio contesta inoltre l’impostazione che affida parte delle politiche abitative ai privati per la realizzazione di alloggi a canone calmierato. Col rischio concreto di sostituire una politica pubblica con una politica di mercato.


La richiesta finale è rivolta alle istituzioni regionali: “La Regione Siciliana non può più limitarsi a osservare- ha affermato Pistorio- il diritto alla casa deve tornare al centro delle politiche pubbliche. Perché senza casa non c’è lavoro stabile, non c’è possibilità di costruire una famiglia, non c’è diritto allo studio. E senza tutto ciò non c’è futuro. Né per i giovani, né per la Sicilia”.

 
 
 

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