MESSINA, CHIESTO L’ERGASTOLO PER GIOSUE’: UCCISE LA MADRE A COLTELLATE NEL GENNAIO 2025
- Grazia Di Mauro
- 3 giorni fa
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Per Giosuè Fogliani il matricida che assassinò a coltellate Caterina Pappalardo il 14 gennaio 2025, l’ipotesi dell’ergastolo diventa sempre più concreta. A chiedere il massimo della pena più 4 anni di maltrattamenti è stato il pubblico ministero Massimo Trifirò.
Il prossimo 22 di aprile sarà l’avvocato Antonello Scordo a pronunciarsi che segue la difesa. Nella giornata di ieri, durante l’udienza il figlio sotto processo ha rilasciato delle brevi dichiarazioni spontanee, ad occhi chiusi e tono rotto dall’emozione. “Chiedo scusa a tutti, a Dio, alla Corte e ai miei familiari”.
Nessuna parola per la sorella Sara che durante le prime fasi del processo avvenute nei mesi scorsi ha testimoniato descrivendo un contesto di violenze e minacce, subite da lei e la madre per mano di Giosuè esprimendo paura anche per la propria incolumità. Nel febbraio 2024 la donna accompagnò persino Caterina in commissariato a denunciare le ripetute vessazioni anche fisiche portate avanti nel tempo da Giosuè.
La condanna chiesta alla Corte d’assise presieduta da Maria Eugenia Grimaldi giunge al termine di mesi e mesi di dichiarazioni da parte di tutti coloro che potevano ricostruire la complessa vicenda. Una storia complicata e dolorosa con al centro un rapporto quasi malato tra figlio e madre. Caterina più volte aveva tentato di affrontare la situazione richiedendo l’aiuto delle Forze dell’Ordine e delle istituzioni competenti come i centri antiviolenza presenti sul territorio.
L’epilogo avvenuto in via Cesare Battisti generato dall’amore incondizionato che comunque Caterina nutriva per Giosuè tanto da preparargli pranzo, cena e bucato fresco nonostante la diversa residenza, purtroppo è stato fatale per la donna. Una parola fine che il 14 gennaio 2025 è stata scritta rosso su bianco con 112 coltellate.
Lo scorso 24 di marzo a Palazzo Piacentini era stato scontro tra accusa e difesa sulla perizia psichiatrica. Il dibattito aveva avuto come nodo principale la capacità di intendere e volere di Giosuè Fogliani. I consulenti avevano concordato sulla presenza di un disturbo della personalità, ma con valutazioni opposte. Per la difesa si trattava di un disturbo borderline con distorsioni emotive e cognitive rilevanti.
L’udienza ha esaminato anche il rapporto madre-figlio e i precedenti contatti con i medici.








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