MESSINA, ERGASTOLO PER FOGLIANI: UCCISE LA MADRE A COLTELLATE PER FUTILI MOTIVI
- Redazione

- 23 apr
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Carcere a vita per Giosuè Fogliani che il 14 gennaio 2025 uccise la madre infierendo sul suo corpo con 112 coltellate, nell’appartamento di via Cesare Battisti a Messina. La sentenza giunta al termine di una lunga camera di consiglio è stata pronunciata nel tardo pomeriggio di mercoledì 22 aprile dalla Corte d’Assise del capoluogo peloritano, presieduta dal giudice Maria Eugenia Grimaldi.
Lo scorso 8 aprile, il pubblico ministero Massimo Trifirò aveva presentato la richiesta della massima pena per l’omicidio, insieme a una condanna per maltrattamenti.
Secondo il pm infatti, il 27enne è in grado di intendere e volere e non sarebbe affetto dal disturbo borderline, con distorsioni emotive e cognitive rilevanti come invece sostenuto dalla difesa rappresentata dall’avvocato Antonello Scordo.
Secondo il legale che aveva chiesto l’assoluzione, il caso evidenzierebbe una falla nel sistema di assistenza e prevenzione.
In aula Fogliani ha reso nuovamente dichiarazioni spontanee, dicendosi pentito per quanto accaduto e annunciando l’intenzione di consegnare ai giudici un documento personale sulla propria infanzia e sul rapporto difficile con la madre.
Nel corso del processo è emerso un quadro familiare complesso e segnato da tensioni. Alla base dei continui contrasti con la madre Caterina Pappalardo, secondo quanto ricostruito, ci sarebbero state soprattutto difficoltà di tipo economiche.
La vittima aveva cercato più volte di affrontare la situazione rivolgendosi con l’aiuto della figlia Rosaria a strutture sanitarie. Aveva anche cambiato alloggio e presentato denunce e una richiesta centro antiviolenza. Tuttavia, nessuna di queste iniziative è riuscita a prevenire l’escalation culminata nell’omicidio.
Già in passato si erano verificati episodi di tensione. Nel 2021 un litigio tra madre e figlio non portò a provvedimenti. Due anni dopo, un accertamento sanitario obbligatorio non rilevò patologie tali da giustificare misure restrittive, pur disponendo ulteriori verifiche psichiatriche.
Durante l’iter giudiziario, la Corte ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dall’accusa, ritenendo che allo stato degli atti non fosse necessaria. Una decisione maturata anche alla luce delle consulenze di parte e della documentazione disponibile.








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