MESSINA, IL TAR DA’ IL VIA LIBERA AGLI STUDENTATI
- Federica Lizzio
- 6 ore fa
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Il Tar di Catania riapre i cantieri per gli studentati universitari a Messina. Questa la decisione assunta dai giudici e che è destinata a generare non poche polemiche per i progetti della Zanklon denominati “Archimede” e “Centro”.
A riaprire il dibattito istituzionale le sentenze n.307 e 308 depositate lo scorso 7 febbraio. I giudici amministrativi hanno preso atto della “cessata materia del contendere” nei ricorsi presentati dalla società londinese dell’imprenditore messinese Natale Giostra contro le delibere con le quali il Consiglio comunale aveva respinto la realizzazione delle due strutture finanziate con fondi Pnrr.
Un passaggio tecnico che, di fatto, riapre la possibilità di realizzare interventi edilizi e che il civico consesso aveva già respinto con una larga maggioranza.
Una scelta che, pur presentata come formale, finisce per aggirare una decisione politica chiara dell’Aula e rimette in moto un iter che sembrava chiuso.
La criticità, però, non riguarda solo questo progetto: il caso riapre il tema del ruolo reale del Comune nelle decisioni urbanistiche strategiche e del rispetto della volontà espressa dagli organi eletti. A segnalare il problema è stato il consigliere comunale del Pd Alessandro Russo che parla di un precedente “grave e rilevante” per l’autonomia dell’ente.
La vicenda inizia già nel 2025, quando il Consiglio comunale dice no a due dei tre progetti presentati dalla Zanklon Capital Srl. Sono stati 21 i consiglieri presenti, e ventuno i voti contrari.
Una votazione che respingeva il complesso edilizio da dieci piani alle spalle del liceo Archimede, sul viale Regina Margherita, definito troppo impattante da un punto di vista territoriale. Lo stesso è avvenuto per lo studentato “Centro”, in via Catania.
Rimase in piedi soltanto il progetto “Policlinico”, a Minissale, con oltre 500 posti letto. Le tre operazioni immobiliari, finanziate complessivamente con 36 milioni di euro del Pnrr destinati all’edilizia universitaria, si sono trasformate in un terreno di scontro istituzionale.
I ritardi accumulati renderanno, di fatto, impossibile la realizzazione in tempi utili per poter usufruire delle somme provenienti dal Piano europeo di Ripresa e Resilienza, il cui utilizzo può essere giustificato per progetti da terminare entro l’estate prossima.
La società proponente ha impugnato le delibere comunali sostenendo che, in presenza dell’autorizzazione rilasciata nell’ambito della ZES unica nazionale, non fosse richiesto alcun ulteriore passaggio politico-tecnico in Consiglio comunale. Secondo i legali dell’azienda, l’ammissione al finanziamento Pnrr non poteva essere subordinata al voto dell’Aula, trattandosi di un procedimento già definito sul piano autorizzativo e amministrativo.







