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MONTAGNAREALE, SVOLTA NEL CASO DEI CACCIATORI UCCISI CONFERMATA PRESENZA DEL QUARTO UOMO



Una frase che pesa come un macigno, ma che in aula potrebbe non pesare nulla: «C’ero e ho sparato». È l’ammissione attribuita al bracciante agricolo cinquantaduenne indagato dalla Procura di Patti per la morte di tre cacciatori trovati senza vita nei boschi di Montagnareale la mattina del 28 gennaio.


Le vittime, i due fratelli Pino di San Pier Niceto, rispettivamente di 26 e 44 anni, e l’82enne Gatani originario di Patti, tutti colpiti da arma da fuoco durante quella che inizialmente appariva una normale battuta al cinghiale e che invece si è trasformata in una tragedia dai contorni ancora incerti.


Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe reso quelle dichiarazioni quando era ancora persona informata sui fatti e prima dell’iscrizione nel registro degli indagati, quindi senza la presenza del difensore; un dettaglio decisivo, perché sul piano processuale quelle parole rischiano di non avere alcun valore probatorio.


Quando poi è stato interrogato formalmente dai magistrati, alla presenza dei suoi avvocati, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo il silenzio anche negli interrogatori successivi.


Gli inquirenti ritengono comunque di avere già un quadro investigativo delineato, costruito sulle prime dichiarazioni, sugli esiti autoptici e sui primi rilievi tecnici, ma attendono la conferma decisiva dagli accertamenti balistici affidati ai carabinieri del RIS di Messina, chiamati a stabilire direzione degli spari, distanza di tiro e compatibilità con le armi sequestrate.


Il tampone per la ricerca dei residui di polvere da sparo effettuato sull’indagato il giorno successivo alla sparatoria potrebbe non essere determinante: l’uomo è cacciatore abituale e avrebbe utilizzato il fucile anche nei giorni precedenti, elemento che rende il dato scientifico meno risolutivo di quanto normalmente accada nei delitti con arma da fuoco.


La difesa intanto alza il livello dello scontro procedurale e annuncia una denuncia per violazione del segreto istruttorio dopo la diffusione delle dichiarazioni attribuite al proprio assistito, sostenendo che la loro pubblicazione avrebbe compromesso la riservatezza delle indagini e chiedendo l’acquisizione dei tabulati telefonici dei giornalisti che le hanno riportate.


Rimangono così poche certezze e molte domande: il legame di amicizia tra l’indagato e l’anziano cacciatore, la partenza insieme all’alba, la presenza nello stesso tratto di bosco dei due fratelli e soprattutto una sparatoria la cui dinamica non è ancora chiarita, oscillante tra l’ipotesi dell’incidente e quella di una sequenza di colpi non spiegata.


Un possibile elemento di svolta potrebbe arrivare dalle immagini registrate da una microcamera montata sul fucile della vittima più giovane, ma il filmato — girato nel buio dell’alba e tra la vegetazione — risulta poco leggibile e necessita di elaborazioni tecniche complesse per le quali sarà ancora necessario attendere.


 
 
 

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