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PONTE, IL GOVERNO TENTA DI SUPERARE LO STALLO



Dopo i ritardi e i rilievi della Corte dei Conti, il Governo Meloni prova a sbloccare l’iter del ponte sullo stretto. La strada individuata è quella della nomina dei commissari straordinari, mentre restano i nodi sui cantieri Anas, sulla copertura finanziaria e le polemiche politiche.


Per superare lo stallo accumulato negli ultimi mesi sull’iter del Ponte sullo Stretto, il Governo Meloni tenta una nuova accelerazione puntando sulla nomina dei commissari straordinari. Una mossa pensata per sbloccare i ritardi legati ai rilievi della Corte dei Conti e imprimere un cambio di passo alla macchina amministrativa dell’opera.


La decisione arriva dopo una fase di rallentamento segnata dallo slittamento del decreto sui cantieri ANAS, il provvedimento che avrebbe consentito l’avvio delle opere stradali preliminari e di collegamento al Ponte, come svincoli e adeguamenti della viabilità. Un rinvio che ha congelato l’apertura dei cantieri accessori e contribuito allo stallo complessivo.


Nel tentativo di superare queste difficoltà, il Governo ha indicato Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, e Sante Maria Isi, dirigente del Ministero delle Infrastrutture, come commissari straordinari per il Ponte sullo Stretto. L’obiettivo dichiarato è snellire le procedure, accelerare gli atti e rispondere ai rilievi sollevati dalla magistratura contabile.


Una scelta che ha immediatamente acceso la polemica politica. Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di una decisione “grave e opaca”, denunciando un possibile conflitto di ruoli e accusando il Governo di voler forzare i controlli contabili e ambientali. Sulla stessa linea Filippo Santillo, deputato del Movimento 5 Stelle, che ha definito la nomina dei commissari un “colpo di mano”, sostenendo che l’esecutivo stia tentando di aggirare i rilievi della Corte dei Conti invece di affrontarli nel merito, a partire da costi, appalti e sostenibilità dell’opera. Restano infatti sul tavolo i chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti, che ha chiesto ulteriori garanzie sul rispetto delle norme europee in materia di appalti, sulla legittimità delle modifiche contrattuali rispetto al progetto originario e sulla copertura finanziaria complessiva.


Sul fronte delle risorse, una parte degli stanziamenti è già stata rinviata al 2033. Lo slittamento è stato deciso con un emendamento approvato il 16 dicembre 2025, che ha posticipato circa 780 milioni di euro, senza però ridurre l’impegno finanziario complessivo previsto per l’opera.


Nonostante i rilievi della Corte dei Conti, la volontà politica del Governo resta chiara. Il progetto del Ponte non è stato messo in discussione ed è già stato approvato dal CIPESS, che ha dato il via libera al progetto definitivo: una campata sospesa di oltre tre chilometri, sei corsie stradali e due binari ferroviari. L’iter tecnico è dunque formalmente definito, mentre resta aperta la partita sugli atti amministrativi.

 
 
 

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