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PONTE, L’EUROPA LO RITIENE “DIFFICILE DA GIUSTIFICARE”



La Commissione europea frena nuovamente sulla realizzazione del ponte sullo Stretto parlando di “utilità non dimostrata” e “alternative” da dover prendere in considerazione. L’amministratore delegato Ciucci rassicura tutti parlando di inizio cantieri nel 2026. Prima di parlare di cantieri, l’Europa chiede dati certi. Lo fa da Bruxelles per bocca del presidente dell’Alleanza Europea delle Imprese e della Commissione Trasporti, Energia, Infrastrutture e Società dell’Informazione del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE), Marcin Nowacki.


In un’intervista a Eunews, Nowacki mette in discussione la sostenibilità complessiva dell’opera. Il punto non è ideologico, ma tecnico: prima di investire miliardi in un ponte, occorre verificare se il potenziamento dei collegamenti ferroviari e marittimi non rappresenti una risposta più efficace ed ecologica.


Un interrogativo che, secondo il presidente della Commissione Trasporti del CESE, resta ancora senza una risposta supportata da analisi solide. Le controversie che da anni accompagnano il progetto – sottolinea Nowacki – rendono difficile produrre dati capaci di giustificare un investimento di questa portata.


Se un’infrastruttura rischia di sottrarre risorse ad altri interventi strategici o non porta un valore aggiunto chiaro alla rete europea dei trasporti, allora la sua legittimità diventa fragile. La connettività è una priorità, ma deve rispondere a un interesse continentale, non a obiettivi politici locali. Parole che arrivano mentre il governo italiano, per voce del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, continua a indicare il 2026 come orizzonte per l’apertura dei cantieri, nonostante i rinvii accumulati. Salvini parla di un’Europa favorevole e sorpresa dal dibattito politico italiano. Ma da Bruxelles, almeno sul fronte tecnico, non si registra nessuna apertura sull’opera in questione.


Tanto che, come confermato dalla Commissione ai nostri microfoni, il governo italiano non ha mai richiesto ufficialmente dei finanziamenti per la realizzazione dell’opera a ricadere su fondi Fesr 2021-2027 e fondi PNRR. Intanto, lo stop della Corte dei Conti ha imposto una nuova frenata procedurale. L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, conferma lo slittamento dell’iter di sei-sette mesi e annuncia la richiesta dei pareri mancanti all’Autorità di regolazione dei trasporti e al Consiglio superiore dei lavori pubblici.


Secondo Ciucci, non ci sono state violazioni delle norme europee, ma l’obiettivo ora è recepire i rilievi dei giudici contabili nella nuova delibera che sarà sottoposta al Cipess. Il quadro resta sospeso.


Da un lato, un’opera definita strategica e simbolica dal governo. Dall’altro, l’Europa che chiede prudenza, numeri e una visione coerente con la rete TEN-T. Nel mezzo, la possibile realizzazione del ponte, che ad oggi continua a essere più un nodo politico che una certezza infrastrutturale.

 
 
 

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