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PONTE, NESSUNA NUOVA GARA SECONDO IL GOVERNO


L’asse tra Governo e società “Stretto di Messina” si ricompone attorno a una linea precisa: correggere il necessario, salvare tutto il resto. Obiettivo: evitare di bandire una nuova gara per la realizzazione del ponte sullo Stretto.


Un interesse legittimo ma del tutto politico, quello espresso dal ministero dello Infrastrutture, che intende limitare pesanti scossoni dopo lo stop al progetto già imposto dalla Corte dei conti, il primo soggetto esterno chiamato a esprimersi sul collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.


L’Esecutivo rimetterà dunque mano alla delibera Cipess sul ponte, non cancellandola ma riscrivendone intere sezioni per recepire i rilievi più critici dei magistrati contabili. Una scelta dettata dall’urgenza di rimettere in moto l’iter dell’opera e insieme evitare che l’intera procedura venga azzerata. La prima riunione tecnica tenuta a Palazzo Chigi, coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha fissato il perimetro dell’intervento: più documentazione, più pareri tecnici, più riscontri ufficiali. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici sarà nuovamente coinvolto, così come l’Autorità di regolazione dei trasporti, chiamata a esprimersi sul Piano tariffario inserito nel Piano economico-finanziario della società concessionaria.


Entrambi i soggetti avevano già in passato ritenuto l’opera non realizzabile. Anche il Mef sta ricalibrando cifre e proiezioni, tenendo conto delle osservazioni della Corte dei conti e dell’obiettivo politico centrale: evitare una procedura d’infrazione europea per violazione della concorrenza. Tutto quello che l’Italia ha rischiato fino a oggi.


Da Roma si ribadisce la convinzione di poter dimostrare «il rispetto del limite di incremento dei costi entro il 50% rispetto al progetto originario». Ma la costruzione per fasi esecutive voluta da Matteo Salvini e l’incremento dei costi da 4 a circa 14 miliardi di euro dell’opera, rischiano di far saltare proprio questo punto.Un capitolo ulteriore riguarda l’ambiente. I tecnici del Mase stanno riesaminando le criticità indicate dalla magistratura contabile sulle presunte violazioni delle direttive europee, mentre prosegue il confronto con Bruxelles.

 
 
 

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