RODI’ MILICI, L’IMPIANTO DI BIOMETANO A RODI’ CONTINUA A MIETERE DINIEGO
- Emilio Bertucci
- 24 gen
- Tempo di lettura: 2 min

Alla vigilia della presentazione del progetto alla comunità, crescono le preoccupazioni di sindaci e cittadini: si chiedono più trasparenza, chiarimenti su trasporti ed emissioni e una valutazione più attenta degli impatti ambientali in un’area già fragile.
Un progetto da oltre 20 milioni di euro finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, cantieri già avviati e una data fissata per presentarsi ufficialmente alla comunità: il 20 febbraio.
Ma attorno all’impianto di biometano in contrada Lacco, a Rodi Milici, il clima è tutt’altro che sereno. Anzi, il fronte del dissenso si allarga giorno dopo giorno.
Nelle ultime ore, al diniego dei giorni scorsi si sono aggiunte prese di posizione, via via più nette, provenienti dalle amministrazioni dei comuni limitrofi. Terme Vigliatore ha chiesto formalmente la sospensione dei lavori, e anche Furnari ha alzato la voce.
Il sindaco Felice Germanò parla senza mezzi termini di una “mancanza di trasparenza” e punta il dito contro un progetto che, per dimensioni e potenziale impatto ambientale, avrebbe richiesto un coinvolgimento più ampio delle comunità interessate.
Sul tavolo restano interrogativi concreti: quali mezzi verranno utilizzati per il trasporto delle biomasse, quante saranno le emissioni e quali sistemi sono previsti per ridurle o annullarle. Quesiti che trovano eco anche nel neo Comitato civico “Tutela Territorio”, che in pochi giorni ha raccolto centinaia di adesioni, tra cittadini e professionisti della Valle del Patrì.
La critica è doppia: nel metodo e nel merito. Da un lato, secondo il movimento, il progetto sarebbe stato portato avanti senza un’adeguata informazione pubblica.
Dall’altro, si contesta la natura stessa dell’impianto. “Il biometano non è economia circolare”, si legge nella nota, “perché richiede combustione e produce emissioni nocive, dalle polveri sottili ai gas serra”.A preoccupare è anche il contesto territoriale: un’area già segnata dall’inquinamento della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, la presenza di aziende agricole e di un agriturismo, due corsi d’acqua nelle vicinanze e un rischio idrogeologico considerato elevato.
La tensione cresce, mentre si moltiplicano le occasioni di confronto. Il 31 gennaio, a Falcone, l’associazione Cinquesei di Terme Vigliatore ha organizzato un incontro pubblico aperto a istituzioni, gruppi ambientalisti e cittadini.
Un momento che potrebbe segnare una svolta, o almeno aprire un dialogo, in una vicenda che va ben oltre il singolo impianto, ma tocca il delicato equilibrio tra sviluppo, ambiente e fiducia nelle comunità locali.








Commenti