SANITA’, DEPOTENZIAMENTO DELL’OSPEDALE DI SANT’AGATA: RISCHIO ISOLAMENTO PER I NEBRODI
- Hermes Carbone
- 14 feb
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Il progressivo svuotamento dell’ospedale di Sant’Agata di Militello riapre il fronte delle polemiche riguardanti la sanità pubblica nelle aree interne della Sicilia. A portare la questione all’attenzione del governo regionale, in questa occasione, è il deputato di Sud chiama Nord, Matteo Sciotto. che ha depositato un’interrogazione indirizzata al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore alla Salute Giovanna Volo.
La richiesta del deputato passa per una programmazione di interventi immediati per arrestare il declino funzionale del presidio ospedaliero che serve l’area dei Nebrodi. Il nosocomio rappresenta l’unico punto di riferimento pubblico per un territorio montano e frammentato, con una popolazione stimata tra 80 e 100 mila abitanti, caratterizzata da un’alta incidenza di anziani e da collegamenti viari spesso lenti e difficoltosi.
In questo contesto, la riduzione dei servizi non produce soltanto disagi organizzativi, ma incide direttamente sulla tenuta del diritto alla cura e sulla sicurezza dei pazienti, soprattutto in caso di emergenze tempo-dipendenti. Il quadro tracciato dall’interrogazione è quello di una struttura che negli ultimi anni ha perso progressivamente reparti e funzioni. L’attività di ricovero ordinario risulta oggi di fatto concentrata sulla Medicina interna, mentre risultano inattivi o fortemente ridimensionati ambiti specialistici strategici come cardiologia, ginecologia e gastroenterologia.
Il punto nascita non è più operativo, l’attività chirurgica è limitata a procedure di bassa complessità e l’ortopedia è spesso dirottata sul privato. Anche la lungodegenza, pur prevista nella programmazione, non ha mai trovato concreta attuazione. A destare particolare preoccupazione è la situazione della cardiologia, chiusa da oltre un anno e mezzo e ridotta a prestazioni ambulatoriali e consulenze. In sofferenza strutturale risultano inoltre l’anestesia e il pronto soccorso, con organici insufficienti a garantire la continuità assistenziale e la gestione delle emergenze.
In numerosi casi, l’accesso in urgenza si traduce in un rapido trasferimento verso altri ospedali della provincia, con un allungamento dei tempi di presa in carico e un aumento potenziale del rischio clinico. Sul tavolo anche il futuro del servizio di talassemia, messo in discussione dal pensionamento del responsabile, e l’assenza, nell’area nebroidea, di una Stroke Unit o di un percorso ictus pienamente aderente agli standard delle reti tempo-dipendenti.
Un vuoto organizzativo che penalizza una fascia di popolazione esposta a patologie cardiovascolari e neurologiche, per le quali la tempestività dell’intervento è determinante per la sopravvivenza e la qualità della prognosi.








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