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SEUS 118, IL PESO DEI BIGLIETTI SULLE SPALLE DEI SOCCORRITORI DELLE EOLIE



Stato di agitazione per i lavoratori della Seus 118 che operano nell’arcipelago delle Eolie. Ogni mese spendono oltre 400 euro per raggiungere il posto di lavoro via mare. Quasi un terzo dello stipendio, senza rimborsi e senza tutele. Mentre a Pantelleria e Lampedusa i trasporti sono gratuiti.


È una protesta che nasce dal silenzio delle istituzioni e dal peso, sempre più insostenibile, dei costi di viaggio. Gli operatori sanitari del SEUS 118 in servizio a Lipari e Salina hanno proclamato lo stato di agitazione. Una decisione assunta all’unanimità, dopo mesi di tentativi andati a vuoto per ottenere il rimborso delle spese sostenute per gli spostamenti via mare sulla tratta Milazzo–Eolie. A comunicarlo sono la segretaria generale della Cisl Fp Messina, Giovanna Bicchieri, e il responsabile del Dipartimento SEUS 118 della stessa sigla, Francesco Iarrera, che hanno scritto al prefetto di Messina Cosima Di Stani. Nella nota parlano di una scelta “ormai inevitabile”, maturata dopo il mancato riscontro da parte della SEUS S.c.p.A. e degli assessorati regionali competenti. Il nodo è tutto nei numeri. Gli operatori percepiscono uno stipendio medio di circa 1.300 euro netti al mese. Solo l’abbonamento per 26 corse di aliscafo costa 316 euro e ha una validità di 75 giorni. Non è prorogabile in caso di ferie, malattia o assenze d’ufficio. Non può essere utilizzato se cambia il turno o la postazione, ad esempio da Lipari a Salina.


E in caso di maltempo, quando l’aliscafo viene sospeso, l’abbonamento diventa carta straccia: chi deve raggiungere il posto di lavoro è costretto a comprare un nuovo biglietto sulla nave di linea, pagandolo interamente. Le conseguenze sono pesanti anche sul piano lavorativo. I ritardi dovuti alle corse sospese o agli imprevisti meteo vengono coperti con permessi personali non retribuiti. In alcuni casi si perde l’intera giornata di lavoro. Il risultato è che, ogni mese, gli operatori arrivano a spendere oltre 400 euro solo per potersi recare in servizio. Quasi un terzo dello stipendio. E tutto questo mentre garantiscono un servizio di emergenza-urgenza essenziale, operativo 24 ore su 24, senza percepire le stesse indennità previste per le postazioni sulla terraferma. A rendere la situazione ancora più difficile da accettare è il confronto con altre realtà siciliane.


A Pantelleria e Lampedusa agli operatori SEUS viene riconosciuta la gratuità dei trasporti marittimi. A Lipari e Salina no. Sono gli unici esclusi, pur svolgendo lo stesso servizio pubblico, con identiche responsabilità. Una disparità che, secondo la Cisl Fp, contraddice lo spirito del decreto che prevede la gratuità dei trasporti per i dipendenti pubblici nelle isole minori e produce un’applicazione “a macchia di leopardo”. Intanto alcuni lavoratori hanno già accumulato debiti superiori ai 2.000 euro.

 
 
 

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