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Anniversario della morte di Peppino Impastato, la memoria non cancella la storia di 44 anni fa



Messina - Ci sono voluti 23 anni perché il giornalista e attivista politico, Peppino Impastato, diventasse un morto di mafia. Per chi non lo ricordasse, la sua colpa fu di usare la parola in opposizione alla mafia in una Cinisi (Pa) muta, sorda e cieca. Oggi, sono trascorsi 44 anni dal suo assassinio. Peppino è morto a 30 anni, il 9 maggio del 1978, 5 giorni prima della sua elezione a consigliere comunale di Cinisi nelle liste di Democrazia proletaria. La sua vita e la morte sono diventate famose negli anni grazie al film “I Cento Passi” diretto da Mario Tullio Giordana, sceneggiatura di Claudio Fava e Monica Zappelli con la straordinaria interpretazione di Luigi Lo Cascio. Possibile che fu ucciso proprio quel Peppino che voleva invece rimuovere gli ostacoli alla libera espressione dei diritti e della dignità della persona, come scritto nella Costituzione? L’ostacolo allora era, come lo è adesso, la mafia che calpesta diritti e dignità. È per questo che tra una lunga serie di iniziative in tutt’Italia, a partire da quella della Cgil a Cinisi articolata su quattro giornate, dal 6 al 9 maggio, il circolo messinese dell’ Anpi ha invitato tutti a ritrovarsi sotto la lapide della via che gli è stata intitolata a maggio del 2007 nel quartiere delle Case gialle di Bordonaro, impreziosita da un bassorilievo che raffigura Peppino, opera dell’artista Tanino Mammano si legge “martire della mafia / onore della Sicilia”.

“ Quest’anno c’è un ulteriore impegno per chi lotta contro la mafia - scrive l’Anpi - salvaguardare la Casa della Memoria di Cinisi, detta pure Casa Felicia, dal nome della combattiva madre di Peppino Impastato. Con un ricorso il figlio di Tano Badalamenti, mandante dell’assassinio di Peppino, sta cercando di rientrare in possesso della casa a suo tempo confiscata dalla magistratura. L’udienza è fissata per il 10 maggio”.

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