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CAMBIAMENTO CLIMATICO, COME STA MUTANDO LO SCENARIO IN PROVINCIA DI MESSINA


Il 2025 si inserisce in una tendenza climatica ormai consolidata a livello internazionale. Secondo il rapporto Global Climate Highlights del programma europeo Copernicus, realizzato in collaborazione con la Organizzazione Meteorologica Mondiale, l’anno appena concluso è stato il terzo più caldo mai registrato dall’inizio delle rilevazioni strumentali.


Il triennio 2023-2025 ha segnato il superamento stabile della soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali fissata dall’Accordo di Parigi, un limite che gli scienziati indicano come fondamentale per contenere gli impatti più gravi del cambiamento climatico. Nonostante il preoccupante aumento delle temperature e gli avvertimenti ripetuti della comunità scientifica, le grandi potenze globali continuano ad avere un ruolo centrale nel consumo di combustibili fossili. Secondo analisti di energia e geopolitica, la domanda di petrolio e gas resta alta e viene influenzata anche da tensioni internazionali legate alle materie prime. Negli ultimi giorni l’attacco degli Stati Uniti nei confronti dell’Iran ha scatenato l’aumento dei prezzi dei prezzi energetici, sottolineando ancora una volta la dipendenza delle economie dai combustibili fossili e l’esposizione ai rischi geopolitici derivanti da tali dipendenze.


Nel recente passato, gli Stati Uniti hanno mostrato interesse verso Venezuela e altre aree ricche di petrolio, anche se la situazione politica complessa ha reso difficile un’espansione immediata della produzione in loco. Il Venezuela è noto per detenere alcune delle maggiori riserve mondiali di greggio, e periodicamente ritorna al centro del dibattito internazionale sulle forniture energetiche. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti, la Cina e l’India restano tra i principali emettitori di gas serra, con livelli di emissioni legati in gran parte all’uso di petrolio, gas e carbone, nonostante alcuni progressi nell’adozione di energie rinnovabili o nella riduzione dell’intensità carbonica.


In Italia, l’estate 2025 è risultata la quarta più calda dal 1800, con un’anomalia di +1,51°C rispetto alla media del trentennio 1991-2020.


In Sicilia le temperature hanno mostrato scostamenti significativi soprattutto nei mesi estivi: a luglio, a 1500 metri di quota, si sono registrati valori fino a 27-28°C, molto superiori alla norma stagionale. Accanto al caldo persistente, la regione ha vissuto una marcata irregolarità delle precipitazioni: lunghi periodi di siccità alternati a piogge intense e concentrate in poche ore. Il biennio 2024-2025 è stato segnato da una crisi idrica diffusa, con bacini e riserve in sofferenza.


All’interno di questo scenario, Messina ha registrato nel 2025 temperature mediamente superiori ai valori storici. Durante l’estate, le massime si sono attestate tra i 30 e i 32 gradi, con punte più elevate in presenza di masse d’aria calda provenienti dal Nord Africa. Nel periodo invernale, lungo la fascia costiera, le minime si sono mantenute tra i 9 e i 12 gradi.



La distribuzione delle piogge è stata discontinua. Il 2 febbraio un’intensa ondata di maltempo ha colpito la città e parte della provincia, provocando esondazioni di torrenti, frane e trombe d’aria. Le aree di Orto Liuzzo e diversi sottopassaggi cittadini sono state interessate da allagamenti, con numerosi interventi dei Vigili del Fuoco. Il 17 maggio, un nubifragio ha scaricato sulla città, in circa un’ora, una quantità di pioggia equivalente alla media dell’intero mese, con impatti su strade e servizi urbani. A metà ottobre nuovi temporali intensi hanno interessato l’area dello Stretto. Nel complesso, la provincia di Messina si è collocata tra le più colpite a livello nazionale per numero di eventi estremi. Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2025 sono stati registrati 12 eventi significativi nel territorio provinciale, su un totale di 45 in Sicilia. I fenomeni hanno interessato sia la fascia tirrenica sia quella ionica, con nubifragi, trombe d’aria e mareggiate. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, il ciclone “Harry” ha colpito la costa ionica tra Catania e Messina, causando danni alle infrastrutture costiere, soprattutto nei comuni di Giardini Naxos, Roccalumera, Furci Siculo e Santa Teresa Riva.

 
 
 

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