CANTIERI NAVALI MESSINA, ANNUNCIATA NUOVA CAMPAGNA DI LICENZIAMENTI
- Hermes Carbone
- 17 apr
- Tempo di lettura: 2 min

Tredici posti di lavoro cancellati in un colpo solo. È la decisione che colpisce i Cantieri Navali dello Stretto e che riaccende la tensione nel comparto della cantieristica messinese, già da tempo sotto pressione. A denunciarlo è la Fiom Cgil, che ha immediatamente convocato un’assemblea con i lavoratori per valutare le prossime mosse e mettere in campo eventuali iniziative di protesta. Per la Fiom, non ci sono elementi concreti che giustifichino un provvedimento così drastico.
Secondo i rappresentanti regionali e territoriali dei metalmeccanici, insieme alla Camera del lavoro di Messina, si tratterebbe di una scelta esclusivamente orientata alla riduzione dei costi, priva di reali motivazioni legate all’organizzazione del lavoro o alla produttività. Nel mirino finisce anche la spiegazione fornita dall’azienda, ritenuta vaga e insufficiente.
Il punto centrale, evidenzia il sindacato, è l’assenza di un collegamento chiaro tra i tagli annunciati e le esigenze operative del cantiere. Un aspetto che diventa ancora più critico se si considera che, secondo quanto già segnalato nei mesi scorsi, una quota rilevante delle attività produttive – circa l’80% – sarebbe affidata a ditte esterne attraverso appalti.
I rappresentanti sindacali parlano apertamente di una responsabilità sociale del gruppo nei confronti della città di Messina. Un legame che, a loro avviso, non può essere ignorato, soprattutto alla luce del ruolo strategico che l’azienda riveste nel sistema dei trasporti nello Stretto.
Secondo la Cgil, infatti, si tratta di un operatore privato che, di fatto, esercita una posizione dominante nel settore del traghettamento, beneficiando al contempo di risorse pubbliche e di un contesto economico che nel tempo ha garantito margini significativi di guadagno.
Per il sindacato, come raccontato nelle scorse settimane durate un incontro presso l’Università degli Studi di Messina, la partita non riguarda soltanto tredici lavoratori, ma un modello di sviluppo che incide direttamente sulla qualità della vita urbana della città, nell’unica industria di rilievo davvero presente nel capoluogo.








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