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CARGILL GIAMMORO, LAVORATORI PROSSIMI AL LICENZIAMENTO: PAURA PER IL VUOTO OCCUPAZIONALE DEL’AREA


Cargill, adesso è davvero finita. La prossima settimana i quarantanove lavoratori dello stabilimento di Giammoro saranno convocati all’Ispettorato del Lavoro per firmare i licenziamenti.

 

Un passaggio formale, ma dal peso umano enorme, che segna la conclusione definitiva di una vertenza durata mesi e consumata tra tavoli istituzionali, promesse mancate e attese senza risposte.

 

Per molti di loro, soprattutto per gli over 50, si apre una fase di profonda incertezza, in un mercato del lavoro che offre poche possibilità di ricollocazione.

 

Non ci sarà nemmeno la rete di protezione della cassa integrazione. L’azienda non ha mai dichiarato la continuità produttiva, nonostante la richiesta avanzata dalla Regione, scegliendo fin dall’inizio una strada chiara e irreversibile.

 

Già lo scorso ottobre erano state notificate le procedure di licenziamento collettivo, chiudendo di fatto ogni spiraglio. Una scelta netta, senza passi indietro. Capitolo chiuso, senza appello.

 

Nel corso dei mesi davanti ai cancelli dello stabilimento si sono alternate proteste, assemblee e momenti di confronto, ma col passare del tempo la rabbia ha lasciato spazio a una stanchezza profonda.

Gli operai si sono sentiti sempre più soli, logorati dall’attesa e dalla sensazione che le decisioni fossero già state prese lontano da Giammoro. Oggi prevale la rassegnazione, quella di chi ha lottato fino all’ultimo ma sa che la partita è ormai persa.

 

Un’amarezza che non riguarda solo i lavoratori, ma che dovrebbe investire anche la classe politica locale e regionale. Ancora una volta il territorio subisce una mortificazione industriale senza che si sia riusciti a incidere realmente sulle scelte dell’azienda o ad aprire concrete prospettive alternative.

 

La chiusura di Cargill rappresenta l’ennesimo colpo per l’area industriale tirrenica, già segnata negli anni da dismissioni e ridimensionamenti.

 

Eppure quello di Giammoro non era uno stabilimento in crisi. Al contrario, era considerato un’eccellenza, un punto di riferimento a livello italiano ed europeo nella produzione di pectina, con competenze altamente specializzate e un know-how costruito in decenni di attività. Una ricchezza che oggi viene dispersa, sacrificata a strategie aziendali globali.

 

Scelte che portano lontano dalla Sicilia. La produzione, quasi certamente, sarà trasferita in Brasile, dove Cargill ha già realizzato un nuovo e importante stabilimento.

 

Un investimento che arriva dopo aver acquisito proprio a Giammoro quel patrimonio di conoscenze tecniche e professionali che ha reso lo stabilimento messinese un’eccellenza nel settore.

 

Resta soprattutto la sensazione di un’occasione persa, l’ennesima, per un territorio che vede andare via lavoro, competenze e futuro, lasciando dietro di sé storie di operai e famiglie costrette a fare i conti con un finale amaro.

 

 
 
 

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