CASO CAMPANELLA, PROSEGUONO LE INDAGINI SUL SUICIDIO IN CARCERE DI ARGENTINO
- Hermes Carbone
- 2 ore fa
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Un nuovo passaggio tecnico riaccende i riflettori su una vicenda che, nonostante la morte del principale protagonista, resta ancora aperta sul piano giudiziario. Il prossimo 3 marzo, nei laboratori di Medicina legale del Policlinico di Messina, prenderà forma un ulteriore tassello dell’inchiesta legata alla morte in carcere di Stefano Argentino, il 27enne originario di Noto accusato dell’omicidio di Sara Campanella.
La storia ha inizio il 31 marzo scorso, quando in pieno giorno, a pochi passi dal Policlinico di Messina, Argentino ha ucciso a coltellate la giovane universitaria di 22 anni originaria di Misilmeri.
Sara Campanella era una collega di studi di Argentino, ma da tempo aveva respinto le sue avances. Da quel momento si è aperto un doppio binario: quello penale per l’omicidio e quello, successivo, legato alla gestione della detenzione del giovane.
Perché la vicenda si complica alcuni mesi dopo. Nell’agosto scorso, mentre si trovava recluso nel carcere di Gazzi, Argentino si è tolto la vita all’interno della sua cella, utilizzando un lenzuolo. Un gesto che ha immediatamente aperto interrogativi sulla vigilanza, sulle condizioni psicologiche del detenuto e sull’adeguatezza delle cure ricevute durante la permanenza in istituto.
È proprio su questo secondo fronte che oggi si concentra l’attenzione della Procura. L’indagine, infatti, non si è chiusa con la morte del detenuto, ma si è estesa a verificare eventuali responsabilità nella gestione del caso all’interno della struttura penitenziaria. Sotto la lente ci sono sette persone, tra dirigenti del carcere e personale sanitario che aveva in cura il giovane.
Il prossimo tre marzo i consulenti nominati dalla pubblico ministero Giorgia Spiri – la professoressa Daniela Sapienza e il dottor Nicola Pangallo – procederanno con l’analisi microscopica dei campioni biologici prelevati durante l’autopsia. Un’attività che, al di là dell’aspetto strettamente scientifico, potrebbe offrire elementi utili a ricostruire lo stato clinico del detenuto nelle settimane precedenti alla morte.
Tra gli obiettivi degli accertamenti c’è anche quello di verificare eventuali terapie farmacologiche somministrate. Capire quali sostanze fossero presenti nell’organismo di Argentino, e in quali quantità, significa entrare nel merito delle cure ricevute: un passaggio fondamentale per stabilire se il percorso sanitario sia stato adeguato o se vi siano state omissioni o sottovalutazioni.
Non si tratta di un dettaglio secondario. Nei casi di detenuti con fragilità psicologica, il monitoraggio clinico e farmacologico rappresenta uno degli strumenti principali di prevenzione del rischio suicidario. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà una parte rilevante dell’inchiesta.
Accanto ai consulenti della Procura saranno presenti anche i tecnici nominati dalle difese. I legali dei sette indagati parteciperanno alle operazioni peritali attraverso propri esperti, in un contraddittorio che si preannuncia serrato. La lettura dei preparati biologici e l’interpretazione dei dati scientifici potrebbero infatti prestarsi a valutazioni differenti, con ricadute dirette sulle eventuali responsabilità.
Nella stessa giornata, inoltre, i difensori avranno accesso alla documentazione sanitaria prodotta dal carcere di Gazzi. Cartelle cliniche, referti, annotazioni mediche: un patrimonio di atti che servirà a ricostruire il percorso assistenziale seguito per Argentino. Anche in questo caso, l’attenzione sarà concentrata sulla coerenza tra diagnosi, trattamenti e condizioni reali del detenuto.








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