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FEMMINICIDIO ZINNANTI, APPLAUSI E LACRIME PER I FUNERALI IN DUOMO


Una cattedrale piena, ma soprattutto attraversata da un silenzio denso, quasi irreale. È quello che ha accompagnato Messina nell’ultimo saluto a Daniela Zinnanti, cinquantenne uccisa all’interno della propria abitazione di via Lombardia il 9 marzo scorso dal suo ex compagno, Santino Bonfiglio, evaso dai domiciliari.


All’interno di un Duomo gremito, familiari, amici, istituzioni e tantissimi cittadini comuni giunti in cattedrale per dare l’ultimo saluto a Daniela. In prima fila i figli, Gaetano e Roberta. È stata proprio lei a rompere, con il suo dolore, la compostezza della cerimonia.


A presiedere la celebrazione l’arcivescovo Giovanni Accolla, che nell’omelia ha scelto di non limitarsi al rito. Le sue parole hanno il peso di una denuncia che riporta in vita il dolore vissuto meno di un anno fa per Sara Campanella, anche lei vittima di femminicidio a Messina.


La storia di Daniela, in questo contesto, assume un valore simbolico e si intreccia con quella di Alessandra Musarra, Sara Campanella, Lorena Quaranta, Raisa Kiseleva e Caterina Pappalardo. Tutte vittime a vario titolo di uomini che avrebbero dovuto amarle o proteggerle.


Daniela, originaria di Larderia, aveva trovato anni fa sostegno nella chiesa “Efraim” di Minissale. Una presenza che oggi restituisce il senso di una rete umana che prova, almeno nel dolore, a ricomporsi.


Il momento più intenso arriva alla fine della celebrazione. Roberta prende la parola e trasforma il lutto in racconto. Parla alla madre, ma anche a una città intera: «Una parte di me è andata via con te». Nelle sue parole convivono amore e rabbia. La promessa di giustizia non è solo personale, ma assume i contorni di una richiesta collettiva: impedire che tragedie simili possano ripetersi.


All’esterno del Duomo, il corpo dei Carabinieri del Comando provinciale di Messina per salutare con un picchetto d’onore il feretro di Daniela, che nella giustizia aveva creduto prima di essere uccisa dal suo aguzzino, rimasto invano in attesa del dispositivo di sicurezza del braccialetto elettronico. Poi uno striscione dei tifosi del Messina: “Daniela vive nei nostri cuori”.


In serata è andata in scena una fiaccolata proprio a piazza Duomo. Pianti, tristezza, ma anche musica e canti, come piaceva a Daniela, per ricordare l’importanza del rispetto verso il genere femminile. Per dire basta alla violenza cieca e assassina di uomini senza scrupoli. Di mostri. Quelli che la giustizia avrebbe dovuto fermare anzitempo.


Un gesto simbolico, quello della fiaccolata, e che si inserisce in una serie di iniziative già programmate e che vedranno per quest’oggi una nuova celebrazione in suffragio nel villaggio d’origine, Larderia. Messina si è fermata ancora una volta per non dimenticare. Ma Messina è stanca di ricordare le tante, troppe vittime di femminicidio che, ancora una volta, si consuma alle latitudini di questa città.

 
 
 

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