FEMMINICIDIO ZINNANTI, LA SCENA DEL DELITTO SARA’ RICOSTRUITA IN 3D
- Hermes Carbone
- 17 apr
- Tempo di lettura: 2 min

La scena del delitto del femminicidio di Daniela Zinnanti, uccisa a Messina la sera del 9 marzo scorso da Santino Bonfiglio, sarà ricostruita in 3D. Un appartamento trasformato in scena del crimine, analizzato centimetro dopo centimetro con strumenti sempre più sofisticati.
È qui che gli investigatori stanno cercando risposte definitive sull’omicidio di Daniela. Un delitto brutale, sul quale, nonostante la confessione dell’ex compagno, restano ancora punti da chiarire. Giovedì mattina la Polizia Scientifica è tornata nell’abitazione per un nuovo sopralluogo.
L’obiettivo è quello verificare, con il massimo rigore possibile, attraverso molteplici rilievi tecnici, la dinamica dei fatti e la compatibilità con quanto dichiarato dall’uomo arrestato. Tecnici e specialisti hanno infatti lavorato a lungo nella camera da letto, il luogo in cui la donna è stata trovata senza vita.
Qui si concentrano le tracce più rilevanti: impronte, residui ematici, segni della colluttazione. Elementi che, una volta elaborati digitalmente, potranno restituire una sequenza precisa degli eventi, riducendo al minimo ogni margine di incertezza. Si tratta di accertamenti tecnici non ripetibili, un passaggio delicato dell’inchiesta, al quale hanno assistito anche i legali della famiglia della vittima.
Ogni dato raccolto entrerà a far parte del fascicolo processuale. Dai primi riscontri medico-legali emerge un quadro drammatico. L’autopsia ha evidenziato ferite alle mani, segno che Daniela Zinnanti avrebbe tentato di difendersi. Una reazione istintiva, che racconta gli ultimi momenti di una violenza feroce da parte di Bonfiglio. I colpi, numerosi, hanno interessato soprattutto il torace e il collo. Ma non solo.
Sul corpo sono state riscontrate anche lesioni alla testa e alla nuca, compatibili con l’uso di un oggetto contundente che sarebbe stato utilizzato per stordirla in un primo momento. Secondo gli inquirenti, potrebbe trattarsi di un tondino di ferro, rinvenuto già nelle prime ore successive al delitto. Lo stesso oggetto sarebbe stato utilizzato per forzare l’accesso all’abitazione, passando da una finestra della camera da letto. Resta invece ancora da trovare l’arma da taglio. Il coltello, che l’uomo ha dichiarato di aver utilizzato, non è stato recuperato.
La versione fornita dall’indagato parla di un incontro degenerato in lite. Un confronto che, secondo il suo racconto, sarebbe sfociato in violenza dopo un momento di tensione emotiva. Ma è proprio su questo punto che si concentrano i dubbi degli investigatori: capire se si sia trattato di un gesto improvviso o di un’azione premeditata. Determinante, in questo senso, sarà l’analisi integrata di tutti gli elementi raccolti.








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