INCIDENTE A20, CHIESTE DUE CONDANNE PER LA MORTE DI GALDINO
- Redazione

- 26 mar
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È alle battute finali il processo per la morte di Felice Galdino, l’operaio quarantenne originario di Barcellona Pozzo di Gotto, deceduto la sera del 20 ottobre 2015 in un incidente sull’autostrada A20 Messina-Palermo. Lo schianto avvenne poco dopo le 23, all’altezza del chilometro 12+800, a breve distanza dalla galleria Telegrafo.
L’accusa è quella di omissione di atti d’ufficio: secondo la Procura, per un lungo periodo non sarebbero stati adottati interventi necessari per adeguare le barriere di sicurezza in quel tratto autostradale.
Nel corso della requisitoria, il pubblico ministero Anita Siliotti ha chiesto la condanna a un anno di reclusione per due imputati, Francesco Antonino Spitaleri e Gaspare Sceusa, che nel tempo hanno ricoperto ruoli tecnici all’interno dell’ente. Per tutti gli altri imputati — tra ex presidenti, commissari e funzionari, sia in servizio sia in pensione — è stata invece chiesta l’assoluzione.
Secondo quanto ricostruito nelle indagini, il tratto in cui avvenne l’incidente era dotato di un guard rail di vecchia generazione, ritenuto non adeguato a contenere l’impatto di un veicolo.
Il fuoristrada guidato da Galdino, un Nissan Terrano, sfondò infatti la barriera laterale, invase la carreggiata opposta e si schiantò contro uno dei piloni del viadotto. Un impatto che non lasciò scampo all’uomo.
Le indagini, coordinate all’epoca dalla Procura, portarono anche al sequestro del tratto autostradale da parte della polizia stradale. Fu disposta l’autopsia sul corpo della vittima e venne nominato un consulente tecnico per ricostruire nel dettaglio la dinamica del sinistro e verificare l’efficacia delle barriere di protezione presenti lungo quel segmento della A20.
L’attenzione degli inquirenti si concentrò proprio su quel punto: la capacità del guard rail di contenere il veicolo e impedire l’attraversamento della carreggiata. Elemento ritenuto centrale anche in questo secondo filone processuale, che mira a chiarire eventuali responsabilità legate alla manutenzione e all’adeguamento delle infrastrutture.
Dopo la requisitoria del pubblico ministero, in aula hanno preso la parola i legali della parte civile, che rappresentano i familiari di Galdino, e i difensori degli imputati. Il procedimento è stato quindi aggiornato al 22 aprile, data fissata per eventuali repliche.








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