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INPS, TRIBUNALE RIGETTA RICHIESTE DI RISARCIMENTO A 2 CITTADINI DEL MESSINESE


INS, TRIBUNALE RIGETTA RICHIESTE DI RISARCIMENTO A 2 CITTADINI DEL MESSINESEPS, TRIBUNALE RIGETTA RICHIESTE DI RISARCIMENTO A 2 CITTADINI DEL MESSINESE



Due vicende diverse, un filo comune: quando l’errore è dell’amministrazione, non può ricadere sui cittadini, soprattutto se fragili. È questo il principio che emerge da due pronunce della giustizia del lavoro nel Messinese, entrambe sfavorevoli all’INPS.


Partiamo da Messina. Una donna, beneficiaria dell’indennità di accompagnamento, si vede recapitare nel 2023 una richiesta pesantissima: restituire quasi 60 mila euro, somme che – secondo l’Istituto – non le sarebbero spettate per via di una presunta revoca risalente a una visita di revisione sanitaria. Il periodo contestato va dal 2014 al 2023.


Quasi dieci anni. C’è però un dato che cambia tutto: in quel lungo arco temporale, l’INPS ha continuato a pagare regolarmente l’indennità, senza mai interrompere l’erogazione né adottare atti concreti per bloccarla. La donna, assistita dall’avvocato Santi Delia, ha impugnato il provvedimento sostenendo di aver percepito quelle somme in assoluta buona fede e di averle utilizzate per bisogni essenziali: cure, assistenza, farmaci, sostegno quotidiano.


Il Tribunale di Messina, con sentenza del 15 aprile 2026, ha accolto integralmente il ricorso. Nelle motivazioni, il giudice chiarisce un punto centrale: nelle prestazioni assistenziali non si può applicare in modo automatico la logica civilistica della restituzione dell’indebito. Se non c’è dolo da parte del beneficiario e l’errore è imputabile all’ente, prevale il principio dell’affidamento.


Tradotto: chi riceve per anni un sostegno pubblico, senza contestazioni, ha il diritto di ritenere legittimo quel beneficio. E non può essere chiamato, a distanza di tempo, a restituire somme già spese per vivere e curarsi. Il Tribunale evidenzia anche l’inerzia dell’Istituto, rimasto fermo per quasi un decennio, contribuendo a consolidare quella legittima fiducia. Secondo caso, da Barcellona Pozzo di Gotto a Messina, ma in grado d’appello. Qui al centro c’è il reddito di cittadinanza e una lavoratrice, cittadina italiana di origine straniera, a cui l’INPS aveva chiesto la restituzione di circa 9 mila euro percepiti tra il 2019 e il 2020.


Alla base della richiesta, la contestazione del requisito della residenza. In primo grado, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto aveva dato ragione all’Istituto. Ma la Corte d’Appello di Messina ribalta tutto. Con la sentenza numero 182 del 15 aprile 2026, il collegio accoglie il ricorso della lavoratrice.


 
 
 

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