MAFIA BARCELLONESE, PROCESSO D’APPELLO A MESSINA PER GLI OMICIDI DEGLI ANNI ’90
- Redazione

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Si avvia verso la fase conclusiva il processo d’appello sulla mafia barcellonese, uno dei procedimenti più rilevanti per ricostruire le dinamiche criminali che hanno segnato l’hinterland di Barcellona Pozzo di Gotto negli anni ’90. Martedì, a Messina, si è svolta una nuova udienza davanti alla Corte d’Assise d’Appello, chiamata a pronunciarsi sulle responsabilità dei capi storici del sodalizio mafioso, imputati per una lunga scia di omicidi.
Al centro del processo c’è l’operazione “Inganno”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e culminata nel gennaio del 2024 con l’arresto dei vertici dell’organizzazione, molti dei quali già detenuti per altri reati.
Un’indagine articolata, avviata dal Ros dei Carabinieri, che ha permesso di ricostruire tredici omicidi avvenuti in anni diversi, delineando un quadro complesso fatto di equilibri interni, vendette e regolamenti di conti.
Nel corso dell’ultima udienza hanno preso la parola i difensori degli imputati Giuseppe Gullotti, Sam Di Salvo, Vincenzo Isgrò e Giuseppe Miano. I legali hanno illustrato le rispettive strategie difensive davanti ai magistrati togati e ai giudici popolari, in una fase dibattimentale ormai agli sgoccioli.
Il calendario del processo è già definito: l’ultima udienza è fissata per il 28 aprile, quando spazio sarà dato alle arringhe conclusive degli avvocati. Subito dopo, la Corte si ritirerà in camera di consiglio per emettere la sentenza che chiuderà il secondo grado di giudizio.
Il procedimento affonda le sue radici proprio nell’inchiesta “Inganno”, resa possibile anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e di alcuni dissociati. Tra questi, lo stesso Sam Di Salvo, detenuto al regime di 41 bis, e Carmelo Mastroeni, che ha fornito elementi sulle dinamiche interne al gruppo, parlando di pressioni e timori che avrebbero condizionato le scelte criminali.
In primo grado, il processo si era concluso con condanne pesanti: ergastolo per Giuseppe Gullotti e Sam Di Salvo, trent’anni per Vincenzo Miano e Giuseppe Isgrò, quindici anni per Carmelo D’Amico e dodici per Salvatore Micale. Non erano mancate, tuttavia, alcune assoluzioni.
Tra gli episodi più drammatici ricostruiti dagli inquirenti, anche il duplice omicidio del 21 gennaio 1992, quando Antino Accetta e Giuseppe Pirri furono uccisi nei pressi del cimitero di Barcellona Pozzo di Gotto, attirati in un agguato.
I loro corpi vennero ritrovati all’ingresso del camposanto, in un contesto che colpì profondamente l’opinione pubblica per la violenza e le modalità dell’esecuzione.








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