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Mario Incudine canta “Vuccuzza di ciuri”


Il cantautore ha ideato Vuccuzza di ciuri traduzione in dialetto siculo di 'Bocca di rosa'. Un De André siciliano alla galleria Sciarra del teatro Quirino si esibirà sabato.

“D’acqua e di rosi” è lo spettacolo musicale di Mario Incudine, un album di canzoni d’amore che parlano siciliano, prodotto da Finisterre e in distribuzione in tutta Europa con Felmay. Una raccolta di tredici brani, tre dei quali inediti, interamente dedicati all’amore e specificamente all’amore vissuto dalle donne siciliane.

Spiega Incudine: "Di acqua e di rose sono fatte le donne siciliane: acqua di mare, insaporita dal sale, rose profumate difese dalle spine... Ogni donna porta con sé un suono: legno vibrante che fa serenate la notte, metallo temprato che scalda ogni cibo, vento di scirocco che corteggia gli scogli, pietra calcarea che custodisce i fiori, melodia antica che fa nascere la passione".

Oltre a 'D’acqua e di rosi' una sorta di pizzica rock, inediti sono anche la romanza 'Donnafugata' e 'Zorath Ariha' che è il nome di una rosa che vive nei deserti maghrebini. Trovano spazio nel cd, successi rodati come 'Di cchi culuri è', 'Canticu', 'Sempri ccà', 'Tenimi l’occhi aperti', 'Due di notte', 'Akila', 'Quasi luna piena', 'Li culura' e 'L’ultimu vespru' e 'Vuccuzza di ciuri' fortunata reinterpretazione in siciliano di 'Bocca di rosa' di Fabrizio De Andrè.