MAZZARA’, IL PROCESSO PER IL PRESUNTO DISASTRO AMBIENTALE DELLA DISCARICA ENTRA NEL VIVO
- Grazia Di Mauro
- 20 apr
- Tempo di lettura: 2 min

È entrato nel vivo il processo che punta la lente d’ingrandimento sul presunto disastro ambientale della discarica di Mazzarà Sant’Andrea. Il sito che sorge in contrada Zuppà nonostante sia chiuso da anni continua a rappresentare uno dei casi più delicati sul fronte ambientale nel Messinese.
Nell’ultima udienza svoltasi lo scorso venerdì, sono stati ascoltati diversi testimoni chiave. Ad iniziare dal luogotenente del Nucleo operativo ecologico che negli anni ha effettuato numerose ispezioni sull’area; il curatore fallimentare della TirrenoAmbiente, Vitarelli che ha ancora oggi la custodia del sito e il consulente tecnico del pubblico ministero.
L’esame condotto dalla pm Francesca Bonanzinga non è ancora concluso. L’istruttoria infatti, si è fermata alla seconda consulenza tecnica dell’ingegnere Francesco Melidoro, mentre restano da acquisire ulteriori relazioni in merito. La prossima udienza è già fissata per il 23 giugno, quando si proseguirà con l’audizione del consulente. Solo al termine di questa fase si passerà al controesame delle difese.
Al centro del dibattimento torna la reale condizione dell’area. Il problema oggi non riguarda più l’attività operativa, bensì ciò che ne resta, ossia una massa enorme di rifiuti stratificati denominati “corpo morto”, che invece avrebbe dovuto essere messo in sicurezza e bonificato.
Secondo quanto emerso in aula, questi interventi non sono mai stati completati. Anche il progetto per il recupero energetico del biogas, pensato per contribuire alla stabilizzazione del sito, è rimasto fermo, probabilmente per difficoltà economiche.
Nel frattempo, la situazione ambientale continua a preoccupare. Il percolato, un liquido altamente inquinante prodotto dalla decomposizione dei rifiuti, non risulta adeguatamente contenuto e avrebbe già contaminato la falda acquifera.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico causato dai focolai dell’incendio sviluppatosi nel 2024 che non sarebbero mai stati completamente spenti, lasciando una condizione di rischio ancora attuale.
Il quadro che emerge è quello di un sito dismesso ma ancora pericoloso, una vera e propria bomba ecologica in attesa di interventi strutturali mai portati a termine.
Il procedimento giudiziario nasce da un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina sulla gestione della discarica quando era attiva sotto la direzione della TirrenoAmbiente, società a partecipazione mista pubblico-privata.
Nel 2025 il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per sedici imputati, tra amministratori, tecnici e funzionari. Tra questi anche l’attuale capo della Protezione civile regionale, Salvo Cocina.
Secondo l’accusa, la gestione del sito sarebbe stata segnata da gravi criticità, tali da provocare un disastro ambientale in un’area già sensibile dal punto di vista paesaggistico, a pochi chilometri dal promontorio di Tindari. Sullo sfondo anche possibili interessi criminali, in un territorio storicamente segnato dalla presenza mafiosa.
Nel processo si sono costituiti parte civile diversi enti e associazioni, tra cui Legambiente, la Regione Siciliana, il Codacons, oltre ai Comuni di Mazzarrà Sant’Andrea e Furnari e a numerosi cittadini.
Alcuni imputati, invece, erano stati prosciolti già in fase preliminare, anche alla luce dei tentativi – secondo le difese – di intervenire per mettere in sicurezza il sito in un contesto già segnato da gravi difficoltà economiche.








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