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MESSINA, MERCE CONTRAFFATTA MAXI BLITZ NEL RIONE DI GIOSTRA


Un sistema rodato, capace di trasformare i social network in veri e propri canali di vendita paralleli, dove la merce contraffatta veniva proposta, mostrata e piazzata in tempo reale davanti a centinaia di utenti. È questa la fotografia che emerge dall’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Messina, su delega della Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari.


Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a coordinare tutto un’organizzazione strutturata, con ruoli ben definiti e una strategia commerciale precisa che puntava sull’utilizzo di piattaforme social trasformate in vetrine virtuali tra dirette video per promuovere i prodotti, gruppi chiusi per fidelizzare i clienti, pagine dedicate per gestire ordini e contatti.


Un meccanismo che avrebbe consentito di aggirare i controlli tradizionali, spostando il mercato della merce contraffatta su un terreno più fluido e difficile da intercettare. Tra gli strumenti individuati dagli investigatori, anche una pagina social particolarmente seguita, utilizzata – secondo l’impostazione accusatoria – come hub principale delle vendite, con migliaia di utenti iscritti e una partecipazione costante alle sessioni in diretta.


Il provvedimento, firmato dal giudice per le indagini preliminari, prevede misure differenziate: quattro persone sono state condotte in carcere, due poste agli arresti domiciliari e una sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla ricettazione, passando per la commercializzazione e l’introduzione nel territorio nazionale di prodotti con marchi contraffatti.


Al vertice del presunto sodalizio ci sarebbe un nucleo familiare, ritenuto dagli inquirenti il motore dell’intera attività. Al vertice del presunto sodalizio, secondo la ricostruzione della Procura, ci sarebbe Angelo Arrigo, 37 anni, indicato come promotore e finanziatore. Accanto a lui il fratello Paolo Arrigo, 36 anni, che avrebbe condiviso la gestione del gruppo.


Un ruolo di rilievo anche per Antonino Arrigo, 52 anni, che avrebbe coordinato un ramo dell’organizzazione dedicato in particolare alla vendita di profumi e cosmetici contraffatti. Nella gestione operativa sarebbero risultate centrali Giuseppa Paratore, 34 anni, e Alessia Stracuzzi, 33 anni, indicate come responsabili delle dirette social, della gestione dei profili e dei rapporti con i clienti.


In carcere per questo stati tradotti Angelo, Paolo e Antonino Arrigo, con Ramona Assenzio. Per Giuseppa Paratore e Alessia Stracuzzi sono stati invece disposti gli arresti domiciliari, con divieto di allontanamento dall’abitazione, divieto di comunicazione con persone esterne al nucleo convivente e interdizione all’uso di dispositivi elettronici o telematici senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria. Per Giuseppa Arrigo è stato infine applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

 
 
 

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