MESSINA, PER LE CASE POPOLARI È SCONTRO SUL NUOVO REGOLAMENTO: RISCHIO INCOSTITUZIONALITA
- Emilio Bertucci
- 11 feb
- Tempo di lettura: 2 min

Si riaccende a Messina il dibattito sull’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. A far deflagrare il confronto politico è una recente sentenza della Corte costituzionale, la numero 1 del 2026, che ha dichiarato illegittima una norma della Regione Toscana sul cosiddetto “radicamento territoriale”. Un principio che, secondo il capogruppo della Lega Cosimo Oteri, renderebbe ora vulnerabile anche il regolamento comunale.
Oteri parla di un testo “del tutto illegittimo” e chiede all’Amministrazione di tornare in Aula per modificarlo. Al centro della contestazione c’è il sistema dei punteggi che premia la residenza prolungata e l’anzianità lavorativa nello stesso territorio.
La Corte ha chiarito un passaggio chiave: l’edilizia residenziale pubblica serve a soddisfare un bisogno primario, e proprio per questo il disagio economico deve restare il criterio centrale e prevalente. Se il “radicamento territoriale” assume un peso determinante, si rischia una violazione dell’articolo 3 della Costituzione, quello che tutela il principio di uguaglianza.
“Continuare ad applicare un regolamento che premia la permanenza sul territorio significa creare cittadini di serie A e di serie B”, attacca Oteri, che avverte anche sul rischio di una “pioggia di ricorsi” e possibili annullamenti degli atti amministrativi. Da qui la richiesta di rimettere mano al regolamento prima che siano i tribunali a intervenire.
Ma il fronte critico non è solo politico. Anche l’Unione Inquilini di Messina torna a chiedere una revisione delle regole. Il sindacato, guidato dal segretario Antonio Currò, ricorda di aver già segnalato perplessità in fase di stesura del bando e ora richiama i principi fissati dalla Corte: il radicamento può essere considerato, ma non deve essere preponderante.
Non solo. L’Unione Inquilini punta il dito anche su altre criticità emerse nella graduatoria definitiva pubblicata a luglio. In particolare, l’esclusione di diversi richiedenti per l’errata considerazione di sussidi assistenziali come reddito imponibile.
Il limite di reddito per accedere ai bandi è attualmente fissato a 17.870,90 euro. Ma, secondo l’interpretazione dell’Unione Inquilini, la normativa regionale sarebbe chiara nell’escludere dal computo gli strumenti di sostegno al reddito come reddito di cittadinanza, assegno di inclusione e assegno unico.
Il confronto, dunque, è aperto. Da una parte la richiesta di correggere i criteri per allinearli ai principi costituzionali; dall’altra la necessità di garantire stabilità amministrativa e certezza delle graduatorie. Sullo sfondo, il tema centrale: il diritto alla casa e l’equilibrio tra equità sociale e legame con il territorio.








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