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MESSINA, TUTTI I RETROSCENA SUI 6 ARRESTI PER PORTO ILLEGALE DI ARMI DA SPARO, DANNEGGIAMENTO E MINACCIA AGGRAVATI


Due notti, pochi chilometri di distanza, un’escalation che riporta la violenza armata dentro il tessuto urbano. A Messina, tra i rioni di Camaro e Giostra, la ricostruzione della Squadra Mobile disegna un quadro fatto di tensioni personali, rancori familiari e spedizioni punitive consumate nel giro di ventiquattr’ore. Un botta e risposta armato che, secondo gli inquirenti, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi.


L’indagine, coordinata dalla Procura guidata da Antonio D’Amato, ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari: quattro persone sono state trasferite in carcere, due poste agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Le accuse, a vario titolo, sono pesanti: porto illegale di armi in luogo pubblico, danneggiamento e minacce aggravate.


Il punto di partenza è un episodio che, inizialmente, appariva incomprensibile. È la notte tra il 6 e il 7 dicembre 2024 quando, nel quartiere Camaro San Luigi, vengono esplosi diversi colpi di fucile contro il portone di un’abitazione. Il proprietario non è in casa. Tornerà giorni dopo, trovando i segni evidenti degli spari e una cartuccia a terra.


Denuncia tutto alla Polizia, senza riuscire a spiegarsi il motivo di quell’azione.Da qui prende avvio un lavoro investigativo articolato: analisi delle telecamere di sorveglianza, incrocio dei tabulati telefonici, intercettazioni ambientali e carcerarie. È in questo intreccio di elementi che emerge una prima verità: il bersaglio sarebbe stato sbagliato. Chi ha sparato avrebbe colpito l’abitazione di una persona estranea, probabilmente per errore.


Ma quell’errore non ferma la spirale. All’alba del 7 dicembre, intorno alle 5.47, due giovani arrivano in moto nella zona di Camaro. Uno dei due, armato di fucile, scende e spara più volte contro il portone. Le immagini di videosorveglianza documentano l’arrivo, l’azione e la fuga. Per gli investigatori, si tratta di una spedizione punitiva diretta contro un gruppo rivale.


Il giorno dopo, la risposta. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, un secondo commando entra in azione. Quattro persone, a bordo di due scooter, si muovono verso il quartiere di Giostra. Sono armati di fucili e almeno una pistola. L’obiettivo è un’abitazione riconducibile al gruppo avversario. Anche in questo caso, i colpi vengono esplosi contro il portone d’ingresso.


Le telecamere riprendono la scena: l’arrivo dei mezzi, gli spari, la fuga immediata. Per la Procura, non si tratta di episodi isolati ma di una vera e propria ritorsione, maturata nel giro di poche ore, all’interno di un contesto definito “di contrapposizione stabile” tra gruppi. A dare profondità alla ricostruzione sono soprattutto le intercettazioni. In una conversazione captata dagli investigatori, uno degli indagati racconta con toni diretti quanto accaduto quella notte.


“Ho combinato un manicomio”, dice, descrivendo l’azione armata e il comportamento di chi era con lui, alla prima esperienza in un contesto simile. Parole che, per il giudice per le indagini preliminari, assumono un peso preciso: confermerebbero la partecipazione dei soggetti e la dinamica operativa della spedizione. Dalle stesse conversazioni emergono anche le motivazioni: offese, tensioni tra famiglie, dissapori mai risolti.


Elementi che avrebbero alimentato una catena di reazioni, trasformando un conflitto personale in una sequenza di azioni armate. Nel provvedimento del gip compare anche un terzo episodio, avvenuto mesi dopo, il 15 aprile 2025. Ancora colpi di fucile contro un’abitazione, ancora un’azione notturna. Ma in questo caso, il quadro probatorio non raggiunge la soglia necessaria per l’adozione di misure cautelari.

 
 
 

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