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OMICIDIO ROGOREDO, NUOVE ACCUSE PER IL POLIZIOTTO DI ALI’ TERME


Non più soltanto un omicidio maturato nel contesto dello spaccio, ma un delitto che – secondo la Procura di Milano – potrebbe essere stato pianificato. Stiamo parlando del caso Cinturrino, il poliziotto coinvolto nell’omicidio di Abderrahim Mansouri, il 28enne deceduto lo scorso 26 gennaio nell’area del boschetto di Rogoredo, uno dei principali snodi del traffico di droga nel capoluogo lombardo.


Al centro dell’indagine resta Carmelo Cinturrino, 41 anni, assistente capo della Polizia di Stato, originario di Alì Terme, oggi detenuto. I magistrati milanesi, coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, stanno lavorando su un impianto accusatorio che si è progressivamente ampliato, fino a includere l’aggravante della premeditazione.


A orientare questa nuova ipotesi sono, in particolare, alcune dichiarazioni raccolte durante l’incidente probatorio. Diversi testimoni – tra frequentatori abituali della zona, tra cui pusher e consumatori – riferiscono di minacce ripetute rivolte dall’agente alla vittima.


Frasi che, secondo gli inquirenti, delineerebbero un’intenzione non estemporanea ma reiterata nel tempo. Un elemento che, se confermato, inciderebbe in modo decisivo sulla qualificazione giuridica del fatto.


L’inchiesta, tuttavia, non si limita al solo episodio dell’omicidio. Il fascicolo a carico di Cinturrino si è appesantito fino a comprendere una trentina di contestazioni: sequestro di persona, detenzione e cessione di stupefacenti, estorsione, concussione, percosse, arresti illegali, oltre a ipotesi di falso, calunnia, depistaggio e rapina. Un quadro accusatorio articolato, che delinea – secondo la Procura – un sistema di condotte illecite protratte nel tempo.


Sul piano investigativo, un tassello cruciale potrebbe arrivare dagli accertamenti tecnici in corso. La polizia scientifica sta analizzando alcuni oggetti sequestrati, tra cui un martello e una mazza rinvenuti su un’auto di servizio. L’obiettivo è verificare l’eventuale presenza di tracce biologiche riconducibili all’indagato, in modo da riscontrare le dichiarazioni testimoniali su presunte aggressioni.


Parallelamente, si allarga anche il numero degli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti. Altri due agenti del commissariato Mecenate risultano indagati per ipotesi di falso e arresto illegale. Si aggiungono ai quattro già sotto inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso in relazione all’operazione del 26 gennaio. Il totale sale così a sette poliziotti, con oltre quaranta capi d’imputazione complessivi.


Sul fronte difensivo, i legali di Cinturrino hanno depositato una corposa memoria davanti al Tribunale del Riesame, chiedendo una misura meno afflittiva rispetto al carcere. Nelle oltre cinquanta pagine presentate, vengono richiamate anche le dichiarazioni di quattro agenti non ancora ascoltati dalla Procura, ritenute utili a ridimensionare il quadro accusatorio.


Intanto, i magistrati hanno chiesto al giudice per le indagini preliminari di procedere con l’incidente probatorio, passaggio chiave per cristallizzare le testimonianze più delicate in contraddittorio tra accusa e difesa.

 
 
 

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