RADDOPPIO FERROVIARIO MESSINA CATANIA, RFI RISPONDE PARZIALMENTE ALLE RICHIESTE DELLE ASSOCIAZIONI SU VILLAGGIO UNRRA
- Emilio Bertucci
- 17 mar
- Tempo di lettura: 1 min

Prime risposte, ma non ancora sufficienti a chiarire tutti i dubbi. Sul deposito dei materiali provenienti dagli scavi del raddoppio ferroviario Messina-Catania, nell’area degli ex binari Fs a Unrra, qualcosa si muove dopo la richiesta di accesso agli atti presentata mesi fa dall’avvocato Annalisa Giacobbe, legale dell’associazione #ISamuPubbirazzu.
La richiesta puntava a ottenere elementi precisi: la delimitazione dell’area di deposito, i documenti sui trasporti e sulla movimentazione dei materiali, le analisi sui materiali di scavo e le autorizzazioni legate allo stoccaggio. Un passaggio considerato necessario dall’associazione per verificare anche la possibile presenza di arsenico nei materiali di risulta.
A rispondere, in prima battuta, è stata Rfi, che ha trasmesso solo una parte della documentazione tecnica. Per gli aspetti più delicati – dalle terre e rocce da scavo alla movimentazione dei materiali fino alle autorizzazioni – il rinvio è stato alla stazione appaltante.
Ed è proprio qui che, secondo la legale, le risposte si fanno più deboli. La stazione appaltante ha indicato documenti già disponibili sul sito del Ministero dell’Ambiente e, per il resto, ha negato l’accesso agli atti richiamando l’esistenza di un procedimento penale coperto da segreto istruttorio.
Nella stessa comunicazione si afferma però che il materiale depositato nell’area di Contesse sarebbe stato quasi del tutto rimosso, seguendo le indicazioni degli enti di controllo.
Una vicenda che resta aperta. Sullo sfondo, sottolinea l’associazione, ci sono questioni che riguardano l’ambiente e la salute dei cittadini. Per questo non si escludono nuove iniziative, anche nell’ambito del procedimento penale in corso, con la possibilità di una costituzione di parte civile.








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