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RADDOPPIO GIAMPILIERI - FIUMEFREDDO, CHIESTI NUOVAMENTE I DATI AMBIENTALI


Trasparenza cercasi. È su questo terreno che si gioca oggi lo scontro tra cittadini e istituzioni attorno al maxi-cantiere del raddoppio ferroviario Giampilieri–Fiumefreddo.


Il Comitato Jonico Beni Comuni torna alla carica con una nuova istanza formale indirizzata al Ministero dell’Ambiente e all’Osservatorio Ambientale, denunciando l’assenza – ormai reiterata – di risposte ufficiali sulle condizioni ambientali dell’area interessata dai lavori. L’ultima richiesta, inviata il 20 ottobre 2025, è rimasta senza esito. Un silenzio che, secondo il Comitato, alimenta un clima di sfiducia e preoccupazione crescente tra i residenti dei comuni coinvolti.


La posta in gioco è chiara: conoscere i dati su qualità dell’aria, stato delle acque, condizioni del suolo e possibili ricadute sulla salute pubblica. Nel frattempo, il territorio continua a fare i conti con gli effetti del cantiere.


Polveri sospese, emissioni, traffico pesante nei centri abitati, rumori continui e vibrazioni anche nelle ore notturne: un quadro che i cittadini descrivono come ormai insostenibile. A questo si aggiungono i timori legati alla gestione degli inerti e alla possibile compromissione delle falde acquifere. Il nodo, però, resta uno: l’accesso alle informazioni. “I monitoraggi ambientali devono essere pubblici”, ribadiscono dal Comitato, sottolineando come tali dati non possano restare confinati negli uffici tecnici o nelle mani dei soggetti attuatori dell’opera.

La richiesta è puntuale: livelli di polveri sottili e gas, analisi sui contaminanti, dati su rumore e vibrazioni, modalità di smaltimento dei materiali estratti e misure di mitigazione adottate. Non è solo una questione tecnica, ma un tema di diritti.


Per i cittadini, infatti, la trasparenza rappresenta una condizione minima di fiducia istituzionale. E il sospetto che le informazioni non vengano diffuse – o peggio, non siano adeguatamente raccolte – rischia di incrinare ulteriormente il rapporto con le amministrazioni. Il Comitato alza quindi il livello dello scontro e chiede un cambio di passo immediato: pubblicazione integrale dei dati disponibili, attivazione di controlli indipendenti non legati ai soggetti realizzatori e interventi urgenti per contenere gli impatti ambientali già evidenti. Nel mirino finiscono anche i Comuni interessati dal tracciato.


L’invito è esplicito: uscire da una posizione attendista e assumere un ruolo attivo nella tutela della salute pubblica. Sindaci e consigli comunali sono chiamati a sostenere formalmente la richiesta di accesso ai dati e a fare fronte comune con i cittadini. Sul fondo resta una questione più ampia, che riguarda il modello di sviluppo infrastrutturale. Il Comitato non mette in discussione la necessità dell’opera, ma ne contesta l’impostazione: un intervento percepito come imposto al territorio più che costruito insieme ad esso. Da qui la disponibilità ad accettare i disagi, ma non a tollerare rischi non dichiarati o non monitorati.

 
 
 

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