REGIONE, LA CLASSIFICA UNIVERSITARIA QS RANKING FA RISALIRE GLI ATENEI SICILIANI. MESSINA PRIMATO PER LA SOSTENIBILITA’
- Emilio Bertucci
- 8 ore fa
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Università siciliane in risalita nelle classifiche internazionali. I dati 2025-2026 del QS World University Rankings restituiscono l’immagine di un sistema accademico che, pur tra difficoltà strutturali, torna a crescere e a farsi spazio nel panorama europeo.
A trainare questa inversione di tendenza è l’Università di Catania. L’ateneo etneo compie un balzo significativo nel ranking QS Europe, guadagnando 56 posizioni e raggiungendo il 301° posto. Un risultato che la porta a essere la prima università siciliana per visibilità e reputazione internazionale.
Subito dietro, ma con un elemento distintivo preciso, l’Università di Messina. L’ateneo dello Stretto entra nella top 750 mondiale, si posiziona al 22° posto in Italia e cresce di dieci posizioni rispetto all’anno precedente. A fare la differenza è soprattutto il dato sulla sostenibilità, dove Messina si afferma come una delle realtà più virtuose del Paese, insieme alla qualità della produzione scientifica.
Più complesso il quadro a Palermo. L’università del capoluogo, nonostante l’elevato numero di iscritti e il peso storico, resta al 324° posto nel ranking europeo QS. Un risultato che evidenzia difficoltà strutturali e organizzative che continuano a limitare il potenziale dell’ateneo.
Nel complesso, la fotografia è quella di una Sicilia universitaria che prova a lasciarsi alle spalle i vecchi complessi di inferiorità, mostrando segnali concreti di crescita e competitività.
Un trend che si inserisce in un contesto più ampio. A livello nazionale, infatti, la sorpresa arriva ancora una volta dal Sud. La classifica Censis premia l’Università della Calabria, che si conferma al primo posto in Italia con un punteggio di 94,3, superando atenei storici del Nord come Pavia e Parma. Un risultato costruito su indicatori concreti: diritto allo studio, servizi digitali e apertura internazionale.
Ma accanto ai segnali positivi emergono criticità strutturali che riguardano l’intero sistema universitario italiano. Il Ministero dell’Università registra un calo di 11 mila matricole in un solo anno, con il Mezzogiorno come area più colpita. Le proiezioni parlano di una possibile riduzione fino al 30% degli studenti entro il 2041.
E mentre le università migliorano nei ranking e nella qualità dell’offerta formativa, resta aperta la questione occupazionale. La Sicilia detiene il primato nazionale per i voti di laurea più alti, ma continua a non offrire sufficienti opportunità lavorative.
Il risultato è una mobilità in uscita costante: molti laureati, anche eccellenti, sono costretti a lasciare il territorio per trovare occupazione altrove.








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