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Al via le riprese a Montalbano Elicona del progetto del Clan degli Attori "Gli abiti del male"


Al via le riprese video della prima delle sette pièce che costituiscono l’audace progetto del Clan degli Attori “Gli abiti del male”.

Suggestiva location Montalbano Elicona, proclamato Borgo dei borghi 2015. In particolare, all’interno dell’antico castello che fu residenza estiva di Federico d’Aragona si girerà, dal 2 al 4 luglio, il cortometraggio sul vizio capitale della “gola”, scritto da Luana Rondinelli e interpretato da Laura Giordani. La regia è di Giovanni Maria Currò.

Il progetto “Gli abiti del male”, ideato da Giusi Arimatea, Giovanni Maria Currò e Mauro Failla, produzione Clan degli Attori, nasce dall’urgenza, ora che i contraccolpi della pandemia sono manifesti, di riflettere sulle perversioni ataviche del singolo. I vizi capitali costituiscono insomma il pretesto per scrutare la natura umana, messa a nudo dalla segregazione, dalla paura, dal turbamento.

Lo sguardo sulla dissolutezza è indulgente. I vizi, del resto, accomunano gli esseri umani. L’individuo, messo a nudo delle sue fragilità, anomalie, imperfezioni, è pertanto il paradigma dell’umanità intera. I vizi sono quel che resta quando ci si toglie la maschera del vivere sociale.

Assistere alla messa in scena d’un vizio capitale, nella pluralità delle forme cui si presta la scrittura a più mani, è riscoprire essenzialmente chi siamo.

L’impronta è nostrana. Dentro i perimetri di un’isola i vizi possiedono il requisito dell’esclusività, nell’amplificazione delle fisionomie, nella teatralità delle forme, nel fatalismo che ne attenua gli esiti.

La chiusura di teatri e cinema, nei mesi precedenti, non ha attenuato l’urgenza dell’arte di raccontare l’uomo. L’assenza di un palcoscenico, di una sala, del pubblico esige nuovi spazi. Lo streaming, la televisione diventano allora opportunità, non necessariamente limiti.

In più, una volta traslocati i vizi, si sceglie di azzardare: le riprese video dei sette episodi, saranno effettuate esclusivamente con l’unico mezzo contro il quale il teatro ingaggia da sempre una lotta, il cellulare. Non era riuscito, quasi sempre, a entrare acceso a teatro. Adesso si accende per accogliere il teatro. Un significativo paradosso di questo incredibile tempo.