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CANTIERISTICA NAVALE E SVILUPPO MARITTIMO MESSINA RESTA INDIETRO


Messina resta una capitale incompiuta del mare. I numeri raccontano una contraddizione che pesa come un macigno: da un lato il traffico crocieristico, che colloca il porto dello Stretto tra i più frequentati del panorama internazionale; dall’altro una filiera industriale, quella della cantieristica navale, che continua ad arretrare anno dopo anno.


Un tempo erano oltre 1.500 gli addetti impiegati nei cantieri cittadini, tra grandi realtà industriali e officine specializzate. Oggi, secondo i dati emersi nel confronto promosso dalla Fiom Cgil all’interno del rettorato dell’Università degli Studi di Messina, non si supera quota 400 impiegati.


Un ridimensionamento netto, che fotografa il progressivo svuotamento di competenze, commesse e prospettive e derivante anche dal disimpegno dei cantieri Palumbo. Le manutenzioni e le riparazioni, anche quelle legate alle flotte che transitano nello Stretto, vengono sempre più spesso affidate a cantieri stranieri, in particolare a Malta o in Turchia, dove i costi risultano più competitivi.


Una delocalizzazione silenziosa che sottrae al territorio centinaia di milioni di euro e indebolisce uno degli ultimi presidi industriali rimasti: forse l’unico nel quale potrebbe davvero investire la città peloritana, come sottolineato durante l’incontro dalla candidata sindaca del centrosinistra, Antonella Russo. Presente anche l’ex sindaco Federico Basile per rivendicare i risultati raggiunti nel corso della sua amministrazione. Con loro, il presidente dell’Autorità di sistema Francesco Rizzo e il presidente di Sicindustria Lupò.


L’area della Zona Falcata continua a rappresentare un nodo strategico, ma le infrastrutture risultano in larga parte sottoutilizzate o in condizioni non adeguate. I due bacini di carenaggio, fondamentali per attrarre grandi commesse, non esprimono appieno il loro potenziale.


La denuncia del sindacato accende i riflettori sull’assenza di investimenti strutturali e di una regia istituzionale: senza il comparto rischia di scomparire. In provincia si contano infatti meno di trenta cantieri, molti dei quali di piccole dimensioni, spesso sotto la soglia dei quindici dipendenti. Un tessuto produttivo frammentato, che fatica a competere su scala internazionale. In attesa di un piano di sviluppo industriale.


Al tavolo di confronto mancavano proprio i protagonisti principali: armatori e gran parte degli operatori del settore. Un’assenza che pesa, perché evidenzia la distanza tra chi produce e chi dovrebbe programmare lo sviluppo. Unica presenza imprenditoriale, quella di Rocco Finocchiaro, legata a una realtà attiva nella Zona Falcata, segno che esistono ancora esperienze operative e che non devono restare isolate.

 
 
 

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