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CICLONE HARRY, IN ARRIVO UN MILIARDO DI EURO PER LA SICILIA



Oltre un miliardo di euro per fronteggiare i danni del ciclone Harry tra Sicilia, Sardegna e Calabria, più altri 150 milioni destinati alla frana che ha colpito Niscemi.


È questa la decisione assunta dal Consiglio dei ministri al termine della ricognizione sui danni provocati dall’ondata di maltempo che a gennaio ha devastato ampie porzioni del Mezzogiorno. Le risorse complessive superano il miliardo e cento milioni di euro, cui si aggiungono i primi cento milioni già stanziati nelle settimane immediatamente successive all’emergenza. I fondi serviranno a sostenere famiglie e imprese colpite dalle mareggiate e dalle piogge torrenziali, oltre che al ripristino di strade, ferrovie e infrastrutture pubbliche danneggiate. Dura la presa di posizione dei parlamentari siciliani del Movimento 5 Stelle, che giudicano lo stanziamento non adeguato rispetto alla portata dei danni. Secondo le stime, il ciclone avrebbe causato perdite per oltre due miliardi di euro.


Per i deputati, le somme deliberate rappresentano un intervento tampone, insufficiente a garantire la messa in sicurezza strutturale dei territori colpiti. Nel mirino finiscono anche le politiche nazionali sul dissesto idrogeologico e le priorità di spesa: il riferimento è alle risorse previste per il Ponte sullo Stretto, che secondo gli esponenti pentastellati dovrebbero essere riallocate per interventi urgenti di prevenzione e manutenzione del territorio.


Sul fronte regionale, l’assessore al Territorio e Ambiente Giusi Savarino ha firmato, insieme ai dirigenti generali dei dipartimenti competenti, una circolare che introduce procedure straordinarie per accelerare la ricostruzione delle strutture balneari danneggiate dal ciclone. L’obiettivo dichiarato è quello di consentire agli operatori turistici di rimettere in piedi gli stabilimenti in vista della stagione estiva, riducendo al minimo i tempi burocratici. Il provvedimento riguarda i manufatti situati in aree demaniali marittime che abbiano subito danni o siano stati distrutti tra il 19 e il 21 gennaio.


Il primo step riguarda il ripristino delle strutture nello stesso assetto autorizzato prima dell’evento calamitoso, senza dover riattivare la conferenza di servizi né acquisire nuovamente pareri già rilasciati. Saranno ammessi soltanto adeguamenti tecnici indispensabili per la sicurezza, il miglioramento dei materiali o l’efficienza energetica, purché non comportino aumenti di volume, modifiche alla sagoma o cambi di destinazione d’uso. La seconda procedura riguarda invece i casi in cui siano necessarie variazioni sostanziali o nuovi pareri. In questo caso la conferenza di servizi sarà convocata in forma semplificata entro sette giorni dalla presentazione del progetto e dovrà concludersi entro quindici giorni.


Decorso il termine, il parere si intenderà acquisito con esito favorevole. Ulteriori nullaosta dovranno essere rilasciati entro una settimana; per valutazioni ambientali o interventi su beni vincolati, l’iter dovrà chiudersi entro trenta giorni, anche in deroga ai tempi ordinari. Condizione essenziale per accedere alle procedure accelerate è la piena legittimità delle opere e la validità delle concessioni al momento dell’evento calamitoso. Le domande dovranno essere presentate esclusivamente tramite il portale regionale del demanio marittimo. Le misure resteranno in vigore per tutta la durata dello stato di emergenza.

 
 
 

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