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Corruzione e accesso alle banche dati: due dipendenti Inps e un messinese tra gli indagati


Palermo - Tra i 16 indagati nell'operazione denominata "Interrogazione a sorpresa" c'è anche un messinese, Antonio Drommi di 55 anni, rappresentante legale della Adr Group srl, una società di disbrigo pratiche.

Dall'inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, è scaturita un’ordinanza del gip, su richiesta della Procura, che ha portato al provvedimento per gli indagati, accusati a vario titolo di associazione per delinquere, corruzione, accesso abusivo alle banche dati, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, nonché responsabilità amministrativa degli enti dipendente dagli anzidetti reati.

Dalle indagini è emerso che tre dipendenti dell'Inps e uno di un comune sardo avrebbero passato, dietro compenso, informazioni riservate a imprenditori del settore recupero crediti con due sedi, una a Palermo e l’altra a Riccione.

L’organizzazione aveva ramificazioni in Sardegna, Campania ed Emilia Romagna.

Sono scattati gli arresti domiciliari nei confronti di un imprenditore di Riccione e l’interdizione dall’esercizio di attività imprenditoriale per sei mesi per l’amministratore di fatto della società palermitana, oltre il sequestro preventivo nei confronti di tre aziende, le agenzie di recupero crediti Legal Promo srl, con sede a Riccione, e la ditta individuale Toke Credit di Palermo, oltre alla Adr di Messina. Posta sotto chiave anche la disponibilità finanziaria per un valore di oltre 77 mila euro, che sarebbe pari al profitto dell’ipotizzata corruzione.

L'indagine è nata da una segnalazione della Direzione centrale risorse umane dell’Inps, svelando la presunta associazione criminale tra un dipendente dell’Inps di Palermo e tre imprenditori nel settore del recupero crediti, attraverso le due società di Palermo e Riccione.

I titolari delle due società avrebbero corrotto il dipendente dell’Inps per ottenere informazioni riservate in merito alla posizione lavorativa e contributiva di utenti dell’ente previdenziale, al fine di recuperare i crediti. Sarebbero stati accertati 6mila accessi abusivi, effettuati dal funzionario coinvolto su oltre 800 nominativi. Per questa attività l’impiegato avrebbe ricevuto circa 17 mila euro.

In seguito alla sospensione del dipendente palermitano, gli imprenditori hanno cercato altri impiegati che potessero fornire le informazioni riservate.

Uno tra questi sarebbe stato il dipendente del Comune di Quartu Sant’Elena, che avrebbe ricevuto il compenso di 8mila euro.

Il titolare della società romagnola avrebbe creato contatti con la ditta di disbrigo pratiche di Messina e con una ditta di investigazioni private di Salerno: in questo caso veniva coinvolto un dipendente dell’Inps della sede di Napoli Soccavo.

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