FEMMINICIDIO, CHI ERA SANTINO BONFIGLIO: I TRASCORSI DELL’UOMO
- Grazia Di Mauro
- 9 ore fa
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Santino Bonfiglio, classe 59’ e reo confesso del femminicidio della ex Daniela Zinnanti, era in pensione, da giovane faceva lavori saltuari e guidava un mezzo pesante. L’uomo viveva nel quartiere di Camaro ristretto agli arresti domiciliari. Ironia della sorte, oggi avrebbe dovuto ricevere il braccialetto elettronico, strumento che avrebbe potuto evitare il delitto.
Il gip aveva prescritto la misura nell'ordinanza di custodia cautelare emessa dopo la denuncia per lesioni presentata dalla vittima il 5 febbraio scorso, ma il braccialetto non era disponibile al momento della esecuzione del provvedimento. Così Bonfiglio martedì sera è evaso da casa indisturbato e si è recato in via Lombardia dalla ex compagna.
Chi lo ha conosciuto durante la relazione travagliata intercorsa tra lui e Daniela parla di un uomo all’apparenza tranquillo e socievole. Ma i lividi e i ripetuti pestaggi nei confronti della donna hanno rivelato una realtà ben diversa.
Dietro i baffi e gli occhiali e un abbigliamento da uomo attempato si nascondeva un mostro, capace di sferrare oltre 40 coltellate sul corpo di chi diceva di amare.
Violenze che hanno portato la donna a chiamare più volte le forze dell’ordine, ridotta in condizioni quasi disumane. La furia cieca di Bonfiglio lo scorso 5 di febbraio l’aveva tumefatta e coperta di sangue, con ferite che si estendevano dall’arcata sopracciliare e all’orecchio.
Agli agenti, l’uomo disse che la convivente era caduta a terra perché aveva bevuto bevande alcoliche. In quell’occasione non venne creduto e fu posto ai domiciliari con l’uso del braccialetto elettronico. Una misura cautelare ulteriore e più pesante rispetto al divieto di avvicinamento cui era stato sottoposto in precedenza per fatti analoghi nei confronti sempre di Daniela.
Nell’ordinanza della misura cautelare il gip aveva scritto che Bonfiglio era stato ammonito nel giugno 2025 dal questore di Messina per i maltrattamenti cui aveva sottoposto Daniela Zinnanti. Il 30 maggio 2025, ad esempio, l'aveva colpita con un pugno in testa facendola cadere a terra e poi riempita di pugni e calci fino a farla svenire.
Il 67enne non era uno stinco di santo e non lo è mai stato. La sua fedina penale parla di condanne per reati contro la persona e per porto d’armi o oggetti, atti a offendere.
Nel 2025 non andò meglio. La Zinnanti davanti le forze dell’ordine raccontò un calvario fatto di liti e pestaggi che alcune volte culminavano con tentativi di soffocamento. Precisò anche che dopo il 31 maggio 2025 era persino ricorsa alle cure dei sanitari per ben 2 volte e sempre per mano di Bonfiglio.
In almeno un'occasione – quando la donna osò reagire al pestaggio – Bonfiglio andò in cucina tornando con un coltello dalla lunga lama e puntandoglielo al fianco le disse "Ti ammazzo ubriacona di merda e pazza".








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