IMPRESE, COSA RISCHIA IL DATORE DI LAVORO SE NON CONCEDE LO SMART WORKING AI DIPENDENTI
- Hermes Carbone
- 8 apr
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Dal 7 aprile cambia il perimetro delle responsabilità sul lavoro agile. per i datori di lavoro che non rispettano le nuove regole sulla sicurezza, si apre la strada a sanzioni pesanti possono arrivare fino all’arresto. Le novità sono state introdotte con la legge annuale per le piccole e medie imprese.
Lo smart working non è più solo flessibilità organizzativa, ma un ambito pienamente sottoposto alle stesse tutele previste per il lavoro in presenza. In altre parole, lavorare da casa o da remoto non riduce gli obblighi del datore: piuttosto, li trasforma. Il lavoro agile, infatti, resta a tutti gli effetti una forma di lavoro subordinato.
Si basa su un accordo tra azienda e dipendente e si sviluppa per obiettivi, fasi o cicli. Ma soprattutto introduce una modalità ibrida: parte dell’attività si svolge in ufficio, parte fuori, senza una postazione fissa. È qui che si inserisce il nodo della sicurezza. Perché se è vero che il datore non può controllare fisicamente l’ambiente domestico o gli spazi di coworking, è altrettanto vero che resta il responsabile legale della tutela del lavoratore.
Non solo per gli strumenti forniti – computer, dispositivi, connessioni – ma anche per i rischi legati all’attività svolta. Il nuovo impianto normativo sposta quindi il baricentro: meno controllo diretto, più obblighi informativi per il dipendente o collaboratore. Da oggi, le aziende devono fornire in modo sistematico e documentato un’informativa dettagliata sui rischi generali e specifici del lavoro agile.
Le ammende possono superare i 7.400 euro e, nei casi più gravi, l’arresto da due a quattro mesi. Un salto di qualità rispetto al passato, che colma un vuoto normativo e rafforza il sistema di tutele.








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