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La sentenza di secondo grado della“trattativa”ribalta il primo grado tra giustizialismo e garantismo



In questi giorni si apre una nuova pagina nel libro della storia della giustizia italiana, oltre che con la riforma Cartabia, anche con sentenza di secondo grado della “trattativa” che ribalta il primo grado. Ci si chiede cosa sia cambiato dalla decisione del 2018 della Corte d’Assise di Palermo che aveva emesso sentenza di condanna per gli imputati Dell’Utri, Bagarella, Cinà, Mori, De Donno, Subranni .. e che, allora colpevoli della trattativa Stato- Mafia, erano stati condannati ! A questo punto possiamo dire che “erano” stati condannati perché, leggendo il dispositivo della sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Palermo presieduta da Angelo Pellino (a letere Vittorio Anania), se da un lato conferma la condanna per i boss mafiosi, Leoluca Bagarella ( cognato di Totó Riina) e Antonino Cinà, il portatore del “ papello”, dall’altro assolve l’ex senatore Marcello Dell’Utri “ per non aver commesso il fatto” e gli ex ufficiali dei Ros, Subranni, Mori e De Donno perché “il fatto non sussiste ”. Nulla a togliere che quindi la trattativa c’è comunque stata. Quello che non si saprebbe é il tramite della minaccia. In attesa di leggere le motivazioni della sentenza si potrebbe già intendere che le responsabilità delle minacce ai governi 92-94 vengono come dire, forse adesso addossate in primis sui mafiosi e, aspettando l’impaginazione della procura generale, che i sostituti procuratori generali Giuseppe Ficie e Sergio Barbiera presentino ricorso in Cassazione, si è in attesa di leggere sui fatti che hanno toccato da vicino l’ex mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, l’arresto di Totó Riina, la mancata cattura a Mezzojuso di Bernardo Provenzano nel 1995 e la successiva uccisione di Luigi Ilardo. In poco tempo non si smentisce così l’idea che la giustizia possa, in un certo senso servirsi forse della politica e contro il volere dell’Europa, perché, oltre questa sentenza a molti non giustizialista ma garantista, viene dato il via libera alla riforma Cartabia che introducendo l’improcedibilità non darebbe uno snellimento ai processi ma piuttosto peggiorerebbe la giustizia ancor peggio della prescrizione.

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