MASSONERIA MESSINESE, ATTI PERSECUTORI E MINACCE NELLE LOGGE CITTADINE
- Hermes Carbone
- 15 gen
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Un duro scontro interno alla massoneria scuote Messina e arriva fino agli organi giudiziari. Nei giorni scorsi, il notaio Silverio Magno e un altro “fratello” hanno presentato un esposto in Procura che ipotizza atti persecutori, diffamazione e violazione della corrispondenza in un contesto di forti tensioni tra esponenti delle logge cittadine, siciliane e nazionali.
Al centro della vicenda ci sarebbe proprio Magno, figura nota all’interno del Grande Oriente d’Italia, indicato in alcune chat con l’appellativo denigratorio di “Cavaliere Nero”.
Secondo quanto denunciato, Magno e un altro appartenente alla fratellanza avrebbero ricevuto mail anonime con contenuti minacciosi e gravemente diffamatori, inviate anche all’indirizzo del Collegio notarile di Messina. In quei messaggi il professionista sarebbe stato descritto come soggetto vicino ad ambienti criminali e destinatario di presunte indagini, con l’avvertimento che ulteriori comunicazioni sarebbero state inoltrate ad autorità nazionali.
“Questo perché - ha scritto -, ha posto da tempo il grave problema delle infiltrazioni mafiose all’interno della massoneria italiana, con la necessità non più rinviabile di tracciare una linea di confine netta tra i due “mondi”.
La Procura di Messina ha avviato le prime attività investigative: acquisiti documenti in alcune sedi massoniche e ascoltate persone informate sui fatti. La querela nasce da una serie di procedimenti disciplinari interni al Grande Oriente d’Italia che si sono conclusi con l’espulsione del notaio, maturata durante la recente campagna elettorale per il rinnovo dei vertici nazionali.
Magno sostiene di essere stato colpito dopo aver denunciato pubblicamente il rischio di infiltrazioni mafiose nella massoneria. Dopo l’espulsione, la sua loggia messinese, “La Ragione 333”, ha sospeso l’adesione al Grande Oriente d’Italia, scegliendo di proseguire come loggia autonoma.
Una vicenda che riaccende il dibattito sulla trasparenza e sull’equità delle regole interne, in un clima di crescente fermento che, a Messina, sembra destinato ad allargarsi.








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