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MESSINA, IL REGIME IRANIANO UCCIDE EX STUDENTE UNIME, YASIN MIRZAEI



Anche l’Università di Messina piange un suo studente, ucciso n Iran lo scorso 9 gennaio, durante le proteste contro il regime degli ayatollah. Yassin Mirzaei è stato iscritto all’università del capoluogo peloritano, in Scienze Geofisiche per il rischio sismico, vivendo la città dello Stretto e i suoi colleghi per quasi 3 anni.


Due anni fa era tornato nella sua provincia d’origine, il Kermanshah, dove purtroppo ha trovato la morte, mentre lottava per la libertà.


Le proteste sono iniziate, oltre 20 giorni fa, a causa della crisi economica in Iran, ma poi sono cresciute a tal punto da trasformarsi in una delle più grandi sfide per il sistema teocratico che governa l'Iran, dalla Rivoluzione islamica del 1979 che detronizzò lo scià.


Gli scontri e le manifestazioni hanno causato centinaia di morti accertati, anche se ad oggi si parla di oltre 12 mila vittime. L'entità e la forza delle proteste fanno pensare che ci sia in corso una svolta unica nel Paese, che potrebbe portare alla caduta del regime e a una successione del capo supremo Ali Khamenei.


Ieri pomeriggio a Messina, il cordoglio è giunto anche dall’Unime che ha espresso la propria vicinanza e solidarietà alla comunità studentesca iraniana dell’Ateneo, che sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici nel paese.


L’Università di Messina ha ribadito con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione.


In queste giornate, l’Ateneo intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità.

Ieri sera, all’interno della galleria Vittorio Emanuele di Messina una rappresentanza di giovani iraniani sono scesi in protesta. Una manifestazione in solidarietà per le vittime, ormai oltre 12.000, delle proteste in piazza che stanno avvenendo in Iran in questi giorni contro il regime teocratico dittatoriale del quale Ali Khamenei è guida suprema.


Tutti gli slogan scritti in lingua madre, sono stati creati per inneggiare alla caduta della Repubblica islamica, ed esprimere solidarietà ai connazionali. Tra i molti slogan, spiccavano quelli in favore dell’ultimo Scià di Persia Reza Pahlavi, spodestato dalla rivoluzione islamica del 1979 che ha portato gli Ayatollah al potere.


Sulla questione è intervenuto anche il capogruppo del MoVimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana, Antonio De Luca.


"In questo momento di dolore – ha detto De Luca – il mio pensiero va alla famiglia di Yasin, ai suoi amici e ai suoi compagni di studio. La sua morte in Iran richiama con forza il valore universale della dignità umana e la necessità di difendere ovunque i diritti fondamentali, senza silenzi".

 
 
 

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