MESSINA, MERCATO DELLA DROGA A GIOSTRA 7 CONDANNE IN CASSAZIONE
- Hermes Carbone
- 4 mar
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La sentenza arriva a tarda sera, dopo una lunga giornata di camera di consiglio. E ridisegna in modo netto l’impianto giudiziario di una delle più rilevanti inchieste antidroga degli ultimi anni a Messina.
Stiamo parlando del procedimento “Impasse”, che aveva acceso i riflettori a Messina sul traffico di stupefacenti consumatosi nel rione Giostra. La Corte di Cassazione conferma di fatto solo una parte minima delle condanne giunte in appello e rimette in discussione gran parte del processo. Sono soltanto sette le condanne definitive, una quella rideterminata, mentre per la maggioranza degli imputati si dovrà tornare davanti ai giudici. Una decisione che, nei fatti, riapre il quadro giudiziario e impone un nuovo passaggio in Corte d’appello per rivalutare responsabilità e ruoli. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e condotta dalla Guardia di Finanza, aveva portato nel 2022 a una vasta operazione con decine di arresti. Al centro, secondo l’accusa, un sistema strutturato e ramificato, capace di rifornire il mercato cittadino con ingenti quantitativi di cocaina, marijuana e hashish, in gran parte provenienti dalla Calabria.
Un flusso costante di sostanze stupefacenti che, sempre secondo l’impostazione accusatoria, aveva nel rione Giostra il proprio snodo operativo. Davanti alla sesta sezione penale della Cassazione sono state esaminate 37 posizioni. Per uno degli imputati, Francesco Cuscinà, è stata dichiarata l’estinzione del reato per decesso. La Corte ha confermato integralmente le condanne d’appello per sette imputati: per loro la partita giudiziaria si chiude qui, con pene che diventano definitive. Si tratta di Santo Sarnataro, Antonio Patrik Emanuele, Viviana Di Blasi, Maria Cacopardo, Francesco Musolino e Nunzio Pantò. A questi si aggiunge la posizione di Filippo Bonanno, per il quale la Cassazione ha disposto una rideterminazione della pena, fissata in cinque anni. Ma è sul resto del procedimento che si concentra la portata della decisione. I giudici hanno infatti disposto diversi annullamenti senza rinvio limitatamente al reato associativo. Una scelta tecnica, ma con effetti concreti: a venir meno è stato l’impianto dell’associazione per delinquere, mentre restano in piedi — e diventano definitive — le condanne per i singoli episodi di traffico di droga.
Questo riguarda in particolare il gruppo ritenuto legato ai fornitori calabresi, per i quali cade l’accusa associativa ma restano confermate le responsabilità per le cessioni e i movimenti di stupefacenti contestati. Lo stesso principio viene applicato anche ad altri imputati, tra cui Giuseppa Di Amico Giando, Rosa Bonanno, Natale Viola e Gianluca Siavash. Il punto più rilevante, però, riguarda tutti gli altri imputati: per loro la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio. In termini concreti, significa che il processo dovrà essere rifatto davanti a un’altra sezione della Corte d’appello, che sarà chiamata a riesaminare i fatti, le prove e le responsabilità alla luce delle indicazioni della Suprema Corte. Tra le posizioni che tornano in discussione c’è anche quella di Giovambattista Cuscinà, indicato dall’accusa come il promotore dell’organizzazione. Una figura ritenuta centrale nella gestione del traffico e nella distribuzione delle sostanze sul territorio.








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