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MESSINA, RIDER PAGATI 3 EURO A CONSEGNA: QUATTRO INDAGATI PER CAPORALATO


Paghe a cottimo, anche sotto i tre euro a consegna, e un sistema di controllo costante sulle prestazioni. È il quadro ricostruito dalla Procura di Messina al termine di un’indagine che ipotizza un caso di caporalato digitale nel settore del food delivery.


Quattro le persone indagate: si tratta dell’amministratore unico della società My Lillo, Gianluca Penna, e di tre collaboratori. Contestata anche la responsabilità amministrativa dell’azienda, oggi in liquidazione. Le accuse principali sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, aggravate dal numero dei lavoratori coinvolti: almeno 49 rider, in gran parte giovani e studenti.


Secondo gli inquirenti, il sistema si reggeva su compensi sistematicamente inferiori ai minimi previsti dai contratti nazionali di trasporti e logistica. I lavoratori utilizzavano mezzi propri, senza formazione specifica e senza sorveglianza sanitaria. A questo si aggiungevano ritmi imposti, orari rigidi e modalità di controllo giudicate lesive della dignità.


Al centro dell’inchiesta anche l’utilizzo di una piattaforma digitale proprietaria. Un algoritmo gestiva le consegne, assegnava gli ordini e monitorava in tempo reale l’attività dei rider. Per restare operativi, i lavoratori dovevano comunicare costantemente la propria disponibilità, aggiornandola anche di minuto in minuto. Un sistema che, secondo la Procura, trasformava prestazioni formalmente autonome in rapporti di fatto subordinati.


Il controllo non si fermava alla tecnologia. In caso di ritardi, i rider venivano contattati direttamente e invitati ad accelerare. Rifiutare una consegna era possibile solo con giustificazioni ritenute valide, altrimenti si rischiava di essere esclusi dai turni successivi.


Durante le verifiche, i Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno contestato anche violazioni sulla sicurezza, con sanzioni per circa 67mila euro. Avviate inoltre procedure per recuperare contributi non versati per quasi 700mila euro.


Emergono infine tentativi di ostacolare le indagini: dalla cancellazione di dati aziendali alla modifica delle credenziali di accesso, fino all’ipotesi di alterare i registri contabili per nascondere il reale volume d’affari.


Ora la società è stata diffidata a regolarizzare le posizioni dei lavoratori e ad adottare modelli organizzativi conformi alla legge. I difensori degli indagati stanno valutando le prossime mosse.

 
 
 

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