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PATTI: OPERAZIONE “MAJARI”, OTTO CONDANNE PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, TRUFFA ED ESTORSIONE


Otto condanne per reati che vanno dall’associazione a delinquere alla truffa, fino all’estorsione. Si è concluso con un verdetto di colpevolezza per tutti gli imputati il processo di primo grado nato dall’operazione “Majari”.


Il collegio giudicante del Tribunale di Patti, presieduto dal giudice Marino, a latere La Spada e Corona, ha riconosciuto la responsabilità penale degli imputati, disponendo anche il pagamento di una provvisionale alle uniche due vittime costituite parti civili: 100 mila euro per una e 75 mila euro per l’altra, somme poste in solido a carico dei condannati.


L’inchiesta aveva preso avvio dalla denuncia di una delle vittime, una professoressa originaria di Cefalù e residente nell’hinterland nebroideo. La donna, esasperata da continue richieste di denaro e da pressioni psicologiche sempre più pesanti, aveva trovato il coraggio di rivolgersi all’autorità giudiziaria, raccontando di essere caduta nella rete di sedicenti maghi.


Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, l’organizzazione agganciava le potenziali vittime facendo leva sulla paura di presunti malefici e sciagure imminenti. A quel punto, prospettava la necessità di ricorrere a riti esoterici e pratiche occulte, presentate come unici strumenti per scongiurare pericoli e sciogliere negatività. Un meccanismo che portava a una vera e propria sottomissione psicologica delle persone coinvolte.


Nel caso della denunciante, nel corso degli anni sarebbero state sottratte somme superiori al milione di euro. Ogni tentativo di sottrarsi alle richieste economiche, secondo l’accusa, veniva accompagnato da minacce, umiliazioni e pressioni, estese anche ai familiari più stretti.


Le indagini della Polizia di Stato, supportate anche da intercettazioni telefoniche, hanno permesso di delineare l’esistenza di un sistema strutturato, capace di esercitare un controllo totale su più vittime, tutte accomunate dallo stesso copione: la promessa di interventi risolutivi contro presunti malefici in cambio di ingenti somme di denaro.


Con le misure cautelari disposte dal Gip del Tribunale di Patti, il meccanismo era stato interrotto. Ora, con la sentenza di primo grado, arriva anche l’accertamento delle responsabilità.


“Sono soddisfatta, dopo anni di paure e umiliazioni”, ha dichiarato una delle parti civili, che ha voluto ringraziare il proprio legale, la Polizia di Stato e la Procura di Patti per il sostegno ricevuto fin dall’inizio.

 
 
 

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