PONTE, LA STRETTO DI MESSINA NESSUNA NOVITA’ SUL RISCHIO SISMICO
- Emilio Bertucci
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Una fotografia più nitida di ciò che accade sotto lo Stretto di Messina. È quella che emerge dallo studio sul tema trattato, firmato da Tiziana Sgroi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia insieme a ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche e delle università di Parma e Utrecht. Il lavoro è stato pubblicato il 26 novembre 2025 sulla rivista scientifica Tectonophysics.
Alcune notizie stampa hanno rilanciato i contenuti, collegandoli al progetto del Ponte sullo Stretto. Ma la società Stretto di Messina ha chiarito che lo studio non ha alcun impatto sul Progetto definitivo, aggiornato nel 2024 sulla base dei più recenti studi geosismotettonici.
La ricerca non si concentra direttamente sul terremoto del 1908 né ridefinisce la pericolosità sismica dell’area, ma comprendere come si distribuisce la deformazione attiva e quali strutture profonde la generano. I ricercatori hanno riorganizzato oltre 2.400 eventi sismici, integrando rilocalizzazioni, meccanismi focali aggiornati e dati di sismica a riflessione.
Ne emerge un quadro complesso. Lo Stretto appare attraversato da un ampio corridoio di deformazione lungo il margine sud-occidentale della placca calabrese, che collega Ionio e Tirreno meridionale. Non una singola faglia, ma un sistema articolato, attivo a diverse profondità.
Nel settore nord-orientale prevalgono meccanismi estensionali tra i 6 e i 20 chilometri di profondità; più in basso compaiono anche componenti compressive. A sud-ovest, invece, la sismicità profonda è meno marcata e in superficie domina una deformazione definita “transtensionale”, legata a piccoli segmenti di faglia. Alcuni coincidono con l’area dell’epicentro del sisma del 1908. Anche le sequenze più recenti — 2005, 2006, 2014 e 2016 — si collocano lungo queste strutture, tra i 4 e i 12 chilometri di profondità.
Nel capitolo 3, gli autori richiamano il modello di faglia già proposto in letteratura per il terremoto del 1908: una struttura a basso angolo, orientata NNE-SSW e pendente a est, lunga circa 40-45 chilometri. È la stessa faglia adottata nel Progetto Definitivo del 2011, aggiornato nel 2024, e presente da anni nel database DISS dell’INGV, riferimento nazionale per la sismogenesi.
Lo studio, inoltre, descrive le strutture note come Capo Peloro Fault e Ionian Fault, già censite nel database, che delimitano a nord e a sud la faglia-sorgente del 1908, rendendo improbabile una sua estensione ulteriore. La magnitudo stimata per quel terremoto, circa 7.1, risulta coerente con una lunghezza di faglia compresa tra 40 e 50 chilometri, in linea con le dimensioni del sistema analizzato.
Un altro elemento chiave riguarda la dinamica profonda: la deformazione crostale nello Stretto è influenzata dalla subduzione della placca ionica. Ciò che avviene in superficie è la manifestazione di processi che si sviluppano a decine di chilometri di profondità, lungo il margine della placca calabrese.
Il valore aggiunto dello studio sta nell’aver integrato dati sismologici, geofisici e morfologici in un’unica lettura coerente. Non cambia la classificazione dell’area, che resta tra le più esposte del Mediterraneo, ma fornisce strumenti più solidi per interpretarne l’evoluzione.








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