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Quarant’anni dalla scomparsa del Generale Dalla Chiesa. Un uomo al totale servizio delle Istituzioni



In avvento alle prossime elezioni politiche del 25 settembre, nel nostro paese, assistiamo ad una campagna elettorale che non accenna alla mafia ma straparla dei miliardi di fondi europei in arrivo. 

Quale miglior occasione, di contro a chi fa silenzio, commemorare  l’altissimo ufficiale dell'Arma dei Carabinieri, meglio conosciuto come il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che è ricordato, oggi in modo particolare, nel suo anniversario, per aver combattuto  contro i nazisti, le Brigate Rosse e la criminalità organizzata, assumendo, con eccelso senso del dovere, in nome di una società civile e al totale servizio delle Istituzioni, anche l'incarico di Prefetto della Repubblica, respingendo così la sfida lanciata allo Stato democratico dalle organizzazioni mafiose, costituenti una grave minaccia per il Paese.


Nato il 27 settembre 1920 a Saluzzo, cittadina del Piemonte, fratello di un carabiniere, è stato anche figlio d'arte, il papà Romano era a sua volta un ufficiale dei Carabinieri. 

Una grande carriera, forse per questo ha avuto risonanza in tanti libri oltre che in opere cinematografiche, intitolazioni di scuole, piazze, vie, parchi, monumenti e caserme. Ad oggi sono trascorsi quarant’anni dall’agguato del 3 settembre 1982, quando proprio a Palermo fu commesso il suo barbaro assassinio, quello della seconda moglie Emanuela Setti-Carraro e dell'agente di scorta, Domenico Russo.

Tra i monumenti si rimanda al busto commemorativo realizzato dall'artista Marcello Sgattoni  dal titolo"... e la pietra gridò", deposto a Palermo ed ispirato ad una frase del Vangelo: "Se non direte la verità grideranno le pietre, verità in nome delle quali Dalla Chiesa ha dato la vita".

Ma sono diverse le onorificenze e i riconoscimenti che nel corso della grande carriera avuta su e giù per l’Italia, l’hanno visto, negli anni assumere diverse caliche militari, una laurea in giurisprudenza, una in scienze politiche, tante medaglie e anche croci.


Da giovane Capitano ha preso coraggiosamente un primo incarico in Sicilia, quando nel pieno del terrore della mafia agraria con le famiglie mandamento di Cosa Nostra in contrasto coi sindacalisti, i comunisti e i socialisti è riuscito anche ad inchiodare tutti gli assassini del sindacalista Placido Rizzotto e a mandarli sotto processo, seppure questo si concluderà con una serie di assoluzioni per insufficienza di prove.


Dopo il trasferimento a Roma, a Torino e la reggenza dei comandi del nucleo di polizia giudiziaria e del gruppo di Milano negli anni Sessanta, Carlo Alberto è tornato nuovamente in Sicilia e per oltre 7 anni è stato colonnello del Comando della Legione di Palermo (1966-1973), svolgendo  indagini sullo scambio tra appoggio politico, concessioni illegali di licenze, appalti e l’espandersi delle attività economiche mafiose, determinando l'arresto di 76 boss anche se, anche qui, processi verificheranno di nuovo la sua opera. 


Riuscito fuori nuovamente dalla Sicilia, Dalla Chiesa, promosso generale ha comandato la Brigata di Torino,  nel maggio 1977 ha assunto anche l'incarico di coordinamento del servizio di sicurezza degli istituti di prevenzione e successivamente, nel 1978 ha preso le funzioni di coordinamento e di cooperazione tra Forze di Polizia nella lotta al terrorismo conseguendo prestigiosi successi, arrestando i capi storici delle Brigate Rosse e contribuendo validamente a debellare il fenomeno in Italia.


Dal dicembre 1979 al dicembre 1981 ha comandato la prestigiosa Divisione Pastrengo a Milano per poi arrivare nel 1982 ad essere vice Comandante Generale dell'Arma e, tornando di nuovo in Sicilia ad assumere la nomina successiva di Prefetto di Palermo, direttamente dal ministro degli Interni, Virginio Rognoni, quando scoppiata una gran guerra tra le cosche per interessi mafiosi, si è toccato il fondo con 52 morti e 20 lupare bianche, senza mancare per questo comunque, blitz, arresti, mandati di cattura  e processi per noto esponenti di Palermo e Catania. 

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