SOCIETA' FALLITA, IMPRENDITORE ASSOLTO DOPO 3 ANNI
- Emilio Bertucci
- 1 giorno fa
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Si chiude con un’assoluzione piena la lunga battaglia giudiziaria che ha visto protagonista l’imprenditore messinese Natale Salvatore Russo, amministratore di un’impresa edilizia fallita nel 2022.
Una vicenda complessa, durata tre anni, segnata da condanne in primo e secondo grado e culminata ieri con il verdetto finale della Corte d’Appello di Messina.
Russo era stato accusato di bancarotta patrimoniale e documentale in seguito al fallimento della società. Secondo l’impianto accusatorio, alcune scelte gestionali e presunte irregolarità contabili avrebbero danneggiato i creditori.
In particolare, sotto la lente della Procura la mancata riscossione di un credito di circa 40 mila euro e la gestione delle scritture contabili.
In primo grado arriva la condanna, confermata poi in appello: tre anni di reclusione. Ma la svolta arriva con il ricorso in Cassazione.
I giudici della Suprema Corte annullano la sentenza, chiarendo un punto centrale: nei reati fallimentari il dolo non può essere presunto. Serve la prova concreta di una volontà fraudolenta e di un danno effettivo.
Un passaggio decisivo riguarda proprio il credito contestato: Russo, come emerso dagli atti, ne aveva comunicato spontaneamente l’esistenza al curatore fallimentare, un comportamento ritenuto incompatibile con l’intento di occultare beni o danneggiare i creditori.
Nel nuovo giudizio di rinvio, la Corte d’Appello si adegua ai principi indicati dalla Cassazione, rivaluta l’intera vicenda e riconosce l’assenza di dolo e di un pregiudizio concreto. Da qui l’assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.
Soddisfazione da parte dei legali dell’imprenditore, gli avvocati Francesco Celona ed Ernesto Marcianò: una decisione che – sottolineano – riafferma un principio fondamentale del nostro ordinamento, secondo cui la responsabilità penale non può basarsi su automatismi o semplici irregolarità gestionali, ma deve essere provata in modo rigoroso.








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