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Il lupo sempre più presente in Italia, impariamo a conoscerlo e a non temerlo



Il lupo è, tra tutte le specie selvatiche della famiglia dei Canidi (ordine Carnivora), l’animale di maggiori dimensioni. I suoi parenti più stretti sono il coyote, lo sciacallo, il dingo e il cane domestico.

Di tutti questi animali, i lupi sono senz’altro i più evoluti: la loro organizzazione sociale è altamente strutturata e regolata da un sistema di comunicazione e interazione di gruppo difficilmente riscontrabile nel regno animale.

La corporatura del lupo è snella e robusta e le dimensioni ricordano quelle di un pastore tedesco. Il lupo della popolazione italiana ha un peso compreso in media tra i 25 e i 35 kg, con maschi adulti che possono raggiungere pesi di 40-45 kg. La lunghezza di un esemplare adulto è di circa 110-115 cm, alla quale va aggiunta ancora la coda che misura in media 30-35 cm. L’altezza al garrese è compresa tra i 50 e 70 cm.

La colorazione del pelo è molto variabile sia a livello sotto specifico che individuale e varia da toni beige-rossicci più tipici dei periodi estivi, a quelli marroni-grigiastri con sfumature nere più tipici del manto invernale. Una caratteristica del lupo della popolazione italiana sono le due bande nere sugli arti anteriori.


La riproduzione avviene una volta all'anno, in un periodo compreso tra gennaio e marzo a seconda della latitudine. Generalmente è solo la coppia alfa a riprodursi: nonostante gli altri componenti del branco siano fisiologicamente maturi, la possibilità che altri individui si accoppino viene ridotta tramite meccanismi di controllo sociale. Durante il periodo del corteggiamento e dell’accoppiamento il legame tra la coppia destinata alla riproduzione si rafforza. Durante il periodo riproduttivo le tensioni sociali affiorano con maggiore intensità poiché i ruoli all'interno del branco vengono messi in discussione. Una volta avvenuto l’accoppiamento gli attriti si placano ed il gruppo si ricompatta.


Con la nascita dei cuccioli l’attività del branco risulta maggiormente localizzata nei pressi della tana. Generalmente al centro del territorio e vicino a una fonte d’acqua, la tana si trova di solito alla base di un tronco oppure viene sfruttata la tana di altri animali. Le sue dimensioni sono tali da ospitare la madre e i cuccioli che nasceranno dopo 63 giorni di gestazione.

La cucciolata è composta in media da 3-4 animali. Essi nascono ciechi e sordi, con un peso di circa 500 grammi. Circa due settimane dopo la nascita aprono gli occhi e iniziano a lasciare la sicurezza della tana, concedendosi i primi giochi nelle sue immediate vicinanze. Tutti gli individui del branco, non soltanto i dominanti, partecipano alla difesa e alla crescita dei cuccioli.

All'età di circa otto settimane verranno spostati nel primo di una serie di “rendez-vous sites”(punti di ritrovo). Al ritorno dalla caccia i membri adulti del branco sono stimolati dai cuccioli a rigurgitare parte del cibo che risulta quindi essere già parzialmente digerito. Generalmente i cuccioli rimangono all'interno del branco fino ai due anni di vita: durante questo periodo apprendono dagli adulti le tecniche di caccia, i moduli comportamentali per la vita di branco ed affinano la conoscenza del territorio. I cuccioli non rivestono ruoli attivi all'interno della gerarchia del branco, ma stabiliscono un proprio ordine sociale tra di loro.

Al sopraggiungere dell’età adulta i lupi possono adottare due strategie alternative: entrare in dispersione e tentare di formare un nuovo branco oppure restare in quello d'origine e tentare di acquisire posizione dominante.


La distribuzione del lupo nel mondo e in Europa

Fino a cento anni fa, il lupo era tra i mammiferi a più ampia distribuzione mondiale: è infatti un animale estremamente adattabile alle varie condizioni ecologiche: a eccezione delle foreste tropicali e dei deserti, potrebbe potenzialmente vivere nella maggior parte degli ambienti vitali. Nel nostro paese il lupo predilige le zone montane densamente boscate, relativamente ricche di siti rifugio e di prede e con scarsa presenza antropica. I principali fattori che limitano la sua distribuzione sono la persecuzione da parte dell’uomo, la disponibilità delle prede l'alterazione e frammentazione degli habitat naturali. Sono state proprio la caccia e la distruzione degli habitat a causare un drastico declino numerico della specie a livello mondiale, europeo, italiano e alpino.


Sull'orlo dell'estinzione In Italia il lupo non è mai scomparso completamente. Nel secolo scorso era presente su tutta la penisola, con l'eccezione della Sardegna. Negli anni '20 e '40 venne sterminato rispettivamente sulle Alpi e in Sicilia. Nel ventennio che seguì il secondo conflitto mondiale, la specie subì un’ulteriore drastica riduzione, cosicché negli anni '70 la distribuzione del lupo risultava limitata a pochi remoti comprensori montani dell’Appennino centro-meridionale, dall'Aspromonte al Lazio-bassa Toscana.


Ripresa Dagli anni ‘70 in avanti si è assistito a una lenta ripresa, dovuta a diversi fattori di natura ecologica e sociale. Un ruolo importante nel recupero della specie lo hanno avuto l’elevata plasticità ecologica del lupo, capace di sopravvivere adattandosi a nutrirsi di ogni fonte di cibo disponibile, la sua alta capacità di dispersione e la capacità di muoversi anche in habitat sfavorevoli.

Il progressivo spopolamento di ampie zone rurali e della maggior parte delle valli alpine durante il secondo dopoguerra ha inoltre portato all’abbandono di ettari di colline e montagne, alla base della rinaturalizzazione di molte aree, che sono state rioccupate dagli ungulati selvatici. Queste stesse aree hanno costituito un habitat favorevole anche per i lupi.



Protezione

Di fondamentale importanza, infine, sono state alcune leggi di protezione sia nazionali che internazionali che dagli anni ’70 considerano il lupo una specie non cacciabile e ad alto interesse di conservazione. Nel 1971 un Decreto Ministeriale reso poi definitivo nel 1976 ha cancellato il lupo dall’elenco delle specie nocive, vietandone la caccia e proibendo l’uso dei bocconi avvelenati. Al Decreto hanno fatto seguito la legge 157/92, e a livello europeo la Convenzione di Berna del 1979, dove il lupo è stato inserito nell’Allegato II “Specie strettamente protette” e la Direttiva Habitat 92/43 che, nell’Allegato D considera il lupo come “Specie di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”. Infine il lupo è indicato nell’Appendice II “Specie potenzialmente minacciata” dalla Convenzione di Washington (CITES) del 1973 sul commercio internazionale di specie animali e vegetali in via di estinzione.


Ritorno La popolazione di lupo in Italia è così aumentata dai 100 individui sopravvissuti negli anni ‘70 a circa 220 esemplari stimati nel 1983, fino ad arrivare stima di circa 600 lupi in Italia nel 2003, circa 800 nel 2013 e circa 1500-2000 nel 2017. L’areale di distribuzione della specie si è nel frattempo espanso verso nord, andando a coprire l’intero settore appenninico e giungendo alla formazione, nei primi anni ‘90, di nuovi branchi nelle Alpi Occidentali. Oggi sulle Alpi la stima minima è di circa 300 animali (maggio 2018).


I

l lupo è una specie protetta?

Il lupo è una specie protetta dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, e come tale non si può cacciare o uccidere. In casi eccezionali, la normativa vigente permette di derogare allo stato di protezione, al fine di ottenere specifiche e puntuali rimozioni in caso di animali considerati “problematici”. In Italia non sono ancora stati rilasciati provvedimenti di deroga.


I lupi sono pericolosi per le persone?

I lupi non considerano gli umani delle prede e non le attaccano: sono diffidenti nei confronti degli umani e, se possono, si tengono a distanza di sicurezza. In Italia, dove si registra la presenza di lupi anche nelle zone più antropizzate, gli avvistamenti restano comunque relativamente poco frequenti e non sono mai stati documentati incidenti con persone dopo la seconda guerra mondiale. Come per tutti i selvatici, non bisogna fornire o lasciare a disposizione fonti di cibo né avvicinarsi. Nella maggior parte dei casi il lupo si allontana spontaneamente.


Cosa faccio (e cosa non devo fare) se incontro un lupo?

Normalmente il lupo si allontana prima di essere avvistato grazie al suo ottimo senso dell'olfatto e dell’udito. Ecco perché l'incontro con il lupo è improbabile, ma in ogni modo è possibile e più frequente dove i branchi si sono stabiliti in ambiti territoriali parzialmente antropizzati. Nel caso di un incontro ravvicinato è sempre raccomandato un comportamento di rispetto e di buonsenso: se l’osservatore non è a proprio agio basterà parlare a voce alta ed eventualmente agitare le braccia per allontanare l’animale. Una volta che il lupo si è allontanato, evitiamo di seguirlo e, in ogni caso, di interferire con il suo comportamento. Se il lupo si sta nutrendo non deve essere disturbato, così come nel caso raro in cui ci si imbatta in una cucciolata. È considerato eccezionale e del tutto anomalo il caso in cui il lupo mostri confidenza con avvicinamento volontario verso l’osservatore: questo avvenimento anomalo dovrà essere segnalato al CGC o agli Enti di Gestione delle Aree naturali protette, Province o Carabinieri Forestali competenti per territorio. Nel caso in cui si osservi uno o più lupi da lontano, il consiglio è restare in silenzio e osservare senza interferire.



Lasciare vagare il cane da solo può essere pericoloso per la sua

Il proprietario di un cane è responsabile del benessere, del controllo e della conduzione del proprio animale. Lasciar vagare il cane da solo è vietato ai sensi della normativa vigente, secondo la quale i cani lasciati liberi senza il padrone nelle vicinanze, sono un pericolo per la fauna selvatica e domestica, e sono essi stessi in pericolo: i lupi potrebbero identificarli come rivali, specialmente se incontrati in prossimità di un animale predato, e ferirli o anche ucciderli.


Passeggiare con il cane al guinzaglio è pericoloso?

Se i cani sono al guinzaglio sotto il controllo di una persona, è improbabile che il lupo si avvicini. I lupi solitamente saranno più disturbati dalla nostra presenza che ansiosi di liberarsi di un potenziale intruso nel loro territorio. Situazioni eccezionali di avvicinamento possono verificarsi quando il lupo mostra un particolare interesse verso il cane (per esempio se si tratta di una femmina in calore). In questo caso sono validi i consigli dati precedentemente per fare allontanare il lupo evitando di interporsi tra i due animali.


Come si distingue un lupo da un Cane Lupo Cecoslovacco?

La razza canina più simile e facile da confondere con il lupo è il Cane Lupo Cecoslovacco (CLC), un cane troppo volte chiamato erroneamente “lupo”. Il CLC è un cane che ha una forte propensione a scappare, nel qual caso viene spesso confuso con un lupo selvatico creando inutili allarmismi tra i cittadini: per questo si raccomanda ai proprietari di questi cani di renderne immediata l’identificazione grazie a collari evidenti e di utilizzare recinzioni adatte a contenere il CLC all’interno della proprietà. In caso di fuga di un CLC occorre informare immediatamente della scomparsa il Comune o i Carabinieri Forestali. E nel caso di articoli giornalistici non corretti, in cui l’animale fuggito viene presentato come lupo, è opportuno chiedere ai giornali di pubblicare una smentita.


Quanti lupi ci possono essere localmente?

Una volta che un branco di lupi si stabilisce in una zona costituisce un nucleo formato dai genitori e dai loro cuccioli. In media il branco è di 5-6 individui che occupano e difendono un territorio di circa 200 kmq. I cuccioli nascono una volta all’anno in maggio, e i giovani di un anno lasciano il luogo d’origine alla ricerca di nuovi territori. Il branco difende il territorio uccidendo i lupi di altri branchi che tentano di introdursi. La popolazione di lupo cresce con la formazione di nuovi branchi in territori non occupati da altri, ma a livello locale è sempre e solo presente un branco e il numero di individui è stabile: questo è quello che si sta verificando anche in Regione Piemonte.



I lupi si avvicinano ai paesi?

Può accadere che i lupi si avvicinino ai centri abitati, specialmente se si tratta di paesi piccoli a confine con zone boscate o di ambiti di fondovalle soprattutto in inverno. I lupi cercano di evitare contatti con l’uomo, ma il territorio regionale è altamente antropizzato quindi è impossibile per loro evitare la civiltà. È più frequente che gli avvicinamenti avvengano di notte, adattamento della specie per minimizzare i contatti con l’uomo, ma non si escludono anche di giorno. Con il formarsi di nuovi branchi in collina e in pianura il numero di avvistamenti aumenta, non perché i lupi sono diversi e hanno comportamenti anomali, ma perché le occasioni di attraversare strade e ambienti urbanizzati è più elevata.

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