INCHIESTA RIDER, COL FIATO SOSPESO OLTRE 3500 LAVORATORI
- Grazia Di Mauro
- 28 feb
- Tempo di lettura: 1 min

L’inchiesta aperta nel capoluogo lombardo sul sistema delle consegne a domicilio ha acceso un faro anche in Sicilia, dove ogni giorno circa 3.500 rider lavorano tra centri storici, periferie e lungomari.
Nel mirino dei magistrati ci sono Foodinho – legata alla piattaforma Glovo – e Deliveroo. Le ipotesi di reato parlano di caporalato e sfruttamento, accuse pesanti che, se confermate, potrebbero cambiare radicalmente il modello organizzativo del settore.
In Sicilia la notizia corre veloce tra chat di lavoro e punti di ritrovo improvvisati prima dei turni. C’è chi spera in un riconoscimento contrattuale più solido e chi teme che le piattaforme possano ridimensionare o lasciare il mercato italiano.
Per il Nidil Cgil Sicilia l’inchiesta rappresenta un passaggio atteso da tempo.
Il coordinatore regionale, Francesco Brugnone, parla di un’occasione per fare chiarezza su rapporti di lavoro che, sostiene il sindacato, andrebbero trasformati in contratti subordinati a tempo pieno, con tutele sanitarie e legali adeguate e una retribuzione stabile.
Il sindacato ha annunciato assemblee in diverse città dell’isola per incontrare i rider e spiegare cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi. L’obiettivo è rassicurare chi teme di perdere l’unica fonte di reddito. Perché, a differenza di altre realtà del Nord, in Sicilia il lavoro nelle consegne non è quasi mai un’entrata extra: spesso è l’unico stipendio in casa.
A livello nazionale, le indagini milanesi si inseriscono in un percorso più ampio che negli ultimi anni ha già portato a sanzioni e a richieste di assunzione per migliaia di lavoratori della gig economy.








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