MESSINA, LA CITTA' SECONDA IN ITALIA PER DENSITA' SCOLASTICA
- Grazia Di Mauro
- 27 feb
- Tempo di lettura: 2 min

Secondo l’Accessibility Index che mette a confronto le principali città italiane in rapporto al sistema scolastico della Germania, Messina è al secondo posto sulla scena nazionale mentre al primo in quello regionale.
La ricerca infatti ha evidenziato la presenza di 170 scuole ogni 10.000 giovani, per un totale di 1.237 istituti nell’intera provincia. Una delle concentrazioni più alte del Paese.
Ma non è solo una questione di numeri, la città registra anche un rapporto favorevole tra studenti con disabilità e insegnanti di sostegno, pari a 2,7, oltre a circa 1.000 insegnanti pro capite. Un equilibrio che combina infrastrutture e supporto educativo.
In un’Italia dove l’accesso all’istruzione cambia sensibilmente da territorio a territorio, questi dati assumono un significato ancora più rilevante. L’indagine evidenzia come le opportunità educative dipendano poco dalle politiche nazionali, maggiormente dal contesto locale. Queste si basano sulla disponibilità di scuole, numero di docenti, investimenti pubblici e servizi di supporto.
In testa alla classifica nazionale c’è Roma che risulta la città con il più alto livello complessivo di accesso all’istruzione. Subito dopo, Messina conferma il ruolo centrale soprattutto nella mappa siciliana dell’accessibilità scolastica.
Ma non solo. Nella Trinacria anche Palermo conquista il terzo posto grazie a un’elevata densità di scuole e a una distribuzione efficace delle risorse. Un risultato che smentisce i luoghi comuni e dimostra come una gestione efficiente possa compensare criticità socioeconomiche.
Fuori dal podio le differenze restano marcate. Cagliari, anche se quinta in classifica presenta una densità scolastica più bassa. Salerno si distingue invece per una delle concentrazioni più alte d’Italia, mentre Torino spicca per l’elevato numero di tutor disponibili.
Il quadro che emerge è quello di un sistema frammentato, dove il diritto allo studio può variare profondamente da una città all’altra.
E la domanda resta aperta su come garantire davvero pari opportunità educative a tutti, indipendentemente dal luogo in cui si cresce.








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